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Iv è Renzi, il congresso farsa per sancirlo: unico candidato alla presidenza, ma a livello locale è bagarre

La mossa di indire una consultazione che certificasse la sua leadership incontrastata, ha avuto il merito di fare piazza pulita di chi si era montato la testa pensando di sfidarlo. A livello locale, invece, competizione aperta, vinca il migliore

di Peppe Papa

Italia Viva è Matteo Renzi, un fatto risaputo e incontrovertibile, e di un congresso posticcio per sancirlo non se ne sentiva la necessità. Ma la politica ha i suoi riti e, anche per un king maker come lui, non ci si può sottrarre. Domenica, dunque, gli iscritti potranno mettere la loro croce sull’unico nome che troveranno candidato sulla scheda e sancire definitivamente chi è il capo.

Luciano Nobili, consigliere regionale del Lazio e ‘segugio’ tra i più fedeli dell’ex rottamatore, l’ha messa giù così: “Ma noi stiamo in Italia Viva per lui, che senso ha un’altra candidatura?”. Che è la pura verità. Infatti, chi si era illuso che il partito fosse contendibile, è andato via a giocarsi le proprie ambizioni da un’altra parte.

Elena Bonetti e Ettore Rosato per dire degli ultimi addii, non ci hanno fatto una bella figura a ritirarsi dalla contesa in previsione di una larghissima sconfitta, avrebbero potuto marcare uno spazio, pur se piccolissimo, di ‘dissenso’ interno. Invece, “hanno preferito scappare”, li ha irrisi Renzi nella sua e-news del lunedì.

Ovviamente il fatto che ci sia un congresso per eleggere le presidenze nazionali, regionali e provinciali – ha sottolineato icastico – provocherà tensioni e litigi come ogni dibattito interno suscita. Chi vince il congresso rappresenterà il partito. Chi perde darà una mano: la democrazia interna fa paura solo a chi non ha voti e non avendo voti scappa dal confronto”.

Insomma, la mossa di indire una consultazione che certificasse la sua leadership incontrastata, ha avuto il merito di fare piazza pulita di chi si era montato la testa pensando di sfidarlo, inducendoli alla resa ancor prima di combattere. Domenica, dunque, sarà una festa annunciata con il vincitore a prendersi la scena dei Tg domenicali sempre a corto di notizie politiche.

Nel frattempo nello stesso giorno si terranno le consultazioni per eleggere i quadri del partito a livello locale a partire dai presidenti regionali, provinciali e cittadini. In questo caso la competizione è libera, vinca il migliore, chi perde farà la minoranza. “In Piemonte, Puglia e Campania il candidato unico non c’è”, ha confermato Ivan Scalfarotto.

Sembra un fatto secondario, ma così non è, perché al di là di chi sia il leader maximo, è nei territori che si gioca la partita delle urne che può decidere se si va a Bruxelles, o no. I sondaggi non aiutano e per il momento il 4% della soglia di sbarramento è lontana, serve chi è in grado di portare voti, qualunque siano.

Perciò la contesa territoriale non va trascurata e c’è poco da dire se a Foggia, dove si vota per le amministrative il 22 e 23 prossimi, si è deciso di appoggiare il centrosinistra, mentre in Molise a giugno sostenere il centrodestra. Che è poi la pratica del “Centro” professata dall’ex premier che mette dentro tutti, moderati, liberali, riformisti, cattolici, progressisti e boy scout. Nessuno escluso.

Forse si riesce a recuperare, oltre qualche transfuga pentito, anche Carlo Calenda a cui pure non butta benissimo. La soglia per ora è un miraggio e nonostante gli sforzi l’appeal non sembra decollare, resta lì inchiodato un po’ sopra il 3% e non si muove.

Probabilmente dopo l’inverno, quando si avvicinerà la scadenza elettorale, e nel frattempo non è successo niente di imprevedibile, gioco forza sarà costretto a sedersi al tavolo a discutere con il suo ‘odiato’ amico. Che è la cosa più razionale e saggia da fare per non perdere il treno europeo. Lo capirà,? Glielo faranno capire!

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