

di Peppe Papa
Non toccano palla. Sono finiti in un pantano. Non vanno avanti né indietro. Renzi e Calenda non si aspettavano un simile epilogo, dopo il divorzio che aveva sancito in via definitiva la morte del Terzo Polo. Pensavano che, ognuno per proprio conto, sarebbero stati in grado di giocare una partita a tutto campo, un po’ di qui un po’ di là, ma sempre al centro degli schieramenti e, soprattutto, dell’attenzione.
Invece le cose son andate diversamente. La maggioranza di destra-centro, guidata dalla leader di Fdi, Giorgia Meloni, e che loro avevano previsto sarebbe crollata in poco tempo sotto il peso delle responsabilità, è più unita che mai dall’ebrezza del potere. Nonostante le mattane di Salvini, i mugugni di Forza Italia e della mediocrità della classe dirigente di cui si è circondata la premier.
La quale, però, mastica politica da bambina e sa come tenere a bada la sua ciurma.
Niente da fare, dunque, nessuna crepa dove potersi eventualmente infilare, non è servita l’opposizione responsabile e pragmatica, la propria disponibilità a collaborare per smuovere le acque. Contavano nell’implosione di Fi dopo la dipartita del Cavaliere, invece Antonio Tajani ha tenuto botta riuscendo ad evitare il rompete le righe, e addio sogno di spartirsi le spoglie del partito liquido creato da Berlusconi. Per il momento non se ne parla e non bisogna fare altro che prenderne atto.
Sull’altro fronte, intanto, non è che la situazione si presenti meno problematica, anzi, c’è una certa propensione all’aperta ostilità nei loro confronti, considerati traditori e intrallazzatori inaffidabili. Insomma, pare proprio che non ci vogliano avere a che fare. Pd e M5S si giocano la leadership della sinistra-centro e non hanno alcuna intenzione di aggiungere al tavolo altri giocatori che si augurano, invece, di schiacciare definitivamente.
In un quadro politico così polarizzato, il “centro” tanto evocato è destinato ad essere sempre più marginalizzato in special modo se si divide, lo spazio già esiguo, in tante piccole entità. I dati offerti dai sondaggi, assegnano alle forze liberal, un range di consensi che oscilla tra il 9 e il 10%, forse sarebbe il caso di un ripensamento da parte dei principali partiti dell’area. Azione e Italia Viva, in sostanza, dovrebbero riconsiderare la possibilità di mettersi insieme, magari in una sorta di federazione per affrontare le prossime sfide elettorali, quelle europee in primis.
Non pare ci siano altre strade per evitare di sparire, buttando al vento un’opportunità che chissà quando si ripresenterà un’altra volta. Molte cose, infatti, potrebbero cambiare dopo il voto per il rinnovo del parlamento europeo. Ogni partito corre per sé, un’affermazione significativa di uno a discapito di un altro, potrebbe modificare i rapporti di forze al proprio interno e tra gli alleati, alimentando l’eventualità di scenari politici inaspettati. Sarebbe il caso di farsi trovare ‘in palla‘ per poter far sentire, a pieno diritto, anche la propria voce.