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Teresa Bellanova, la ‘pasionaria’ di Iv a Bruxelles con le idee chiare: Mes sanitario e più Sud

L’ex senatrice pugliese fortemente voluta nella lista “Stati Uniti d’Europa” da Renzi e Bonino, si è subito tuffata nella campagna elettorale, più combattiva che mai

di Alfio Mancini

Era disposta a fare un passo indietro e lasciare spazio ai giovani continuando nel suo “lavoro di militante”, invece Matteo Renzi e Emma Bonino l’hanno fortissimamente voluta nella lista degli “Stati Uniti d’Europa” per le elezioni del nuovo parlamento europeo. Teresa Bellanova, la pasionaria pugliese di Italia Viva, si è messa subito in moto e sta girando l’Italia come una trottola.

È convinta del progetto e ha le idee chiare circa le battaglie da ingaggiare appena approdata a Bruxelles, a partire dalla “riapertura dei termini di accesso al Mes sanitario” e l’incentivazione delle politiche per il Sud: “Perché più Europa, vuol dire più Sud”. La chiamiamo mentre è in treno per l’ennesimo viaggio.

Teresa Bellanova, partiamo dall’inizio, come mai ha deciso di candidarsi alle elezioni europee?

La cosa più importante per me, il presupposto fondamentale, è che il progetto di Emma Bonino e di Matteo Renzi mi entusiasma, è la vera novità di queste consultazioni, il più importante e generoso tentativo di cambiare le cose anche a Bruxelles, non con gli slogan ma con i fatti. Entrambi, mi riferisco a Bonino e a Renzi, hanno chiesto la mia disponibilità, e come ormai è noto, io sono una che ci mette la faccia, quando serve a far avanzare un progetto.

Cambiare l’Europa ma come? Anche Meloni e Salvini vogliono cambiare l’Europa per non dire Elly Schlein e Giuseppe Conte.

Temo che tutti loro, in un modo o nell’altro, vogliano meno Europa. Esattamente il contrario di noi di Stati Uniti d’Europa. Serve un’istituzione più forte, meno burocratica, più vicina alle aziende ed alle famiglie. Un passo spedito che noi europeisti convinti possiamo incentivare e misurare. Le dico di più un’Europa veloce, integrata, democratica, serve soprattutto al Sud, che deve esprimere potenzialità spesso inespresse a causa di paletti nostrani o comunque di una mentalità di certi nostri amministratori di piccolo ‘cabotaggio’. Più Europa vuol dire sicuramente più Sud, perché noi meridionali portiamo doti fondamentali, la terra, la creatività, la tendenza a sperimentare e ad innovare.

Come giudica una ex parlamentare esperta come lei l’attuale quadro politico? Le piace Giorgia Meloni? Ed Elly Schlein?

C’è una maggioranza divisa su tutto, la recente polemica sul super bonus fotografa perfettamente la situazione. Ed una presidente del Consiglio che in un anno e mezzo di Palazzo Chigi si è rimangiata tutto quello che aveva promesso. Aveva detto meno tasse ed abbiamo tante nuove tasse, aveva detto separazione delle carriere per i magistrati ed il progetto di legge del ministro Nordio è fermo da mesi in commissione. In più me lo faccia dire senza infingimenti è un governo che si sta muovendo in modo pericoloso contro il Meridione. Mi riferisco in particolare all’autonomia differenziata di Calderoli, una minaccia che incombe sulla sanità del Sud. Ecco un altro tasto dolente: la nostra sanità regionale. Se non si mette mano alle strutture ospedaliere ed agli organici, il divario con il Nord rischia di diventare irraggiungibile, con conseguenze per noi drammatiche. Abbiamo sprecato soprattutto per l’insipienza di Conte prima e della Meloni oggi, di ricorrere al Mes sanitario, che sarebbe fondamentale. È il primo impegno che mi sento di prendere, se fossi eletta a Bruxelles, mi batterei per riaprire i termini di accesso al meccanismo europeo di stabilità.

Meloni bocciata quindi ed Elly Schlein?

Il Pd è irriconoscibile, era un partito riformista, di centrosinistra, oggi è qualcosa di completamente diverso. Guardi sul referendum annunciato dalla Cgil contro il Jobsact. Io ero sottosegretaria al lavoro quando lo approvammo nel 2015, in pratica seguivo il provvedimento nel suo iter parlamentare, recepivo tutti i giudizi molto positivi dei colleghi. Oggi hanno perso tutti la memoria? Gli stessi che applaudivano con me, sono rimasti zitti oggi quando la loro nuova segretaria ha annunciato di aderire ai quesiti di Landini. Un comportamento che è lontanissimo dal mio. Per le mie idee mi sono dimessa da ministra della Repubblica, ero a capo del dicastero dell’agricoltura, quello dove oggi è insediato il cognato della premier, ed in dissenso dall’allora presidente del Consiglio, Conte, ho lasciato gli incarichi. La condivisione in politica è tutto, altro che poltrone. Un comportamento, che non mi sembra molto seguito da chi sta nel Pd oggi.

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