

di Peppe Papa
Non è facile digerire una sonora sconfitta, soprattutto se meritata. Matteo Renzi e Carlo Calenda si leccano le ferite di una disastrosa campagna elettorale che li ha visti perdere il treno per l’Europa, cercando, ognuno a proprio modo, di darsi una prospettiva futura e la forza per ripartire.
Uno fa un passo indietro, l’altro invece rilancia, segnando ancora una volta uno scarto di sensibilità politica tra i due, abissale, che è poi il motivo di fondo che ha provocato il patatrac. E che ha fatto incazzare Sandro Gozi, l’unico italiano eletto nel gruppo di Renew Europe, che se l’è presa soprattutto con Calenda.
“È stato un errore gravissimo il suo – ha affermato deluso – ho detto in tutte le lingue dell’Unione che bisognava presentarsi uniti”, e invece è andata com’è andata. Il capo di Azione che ha fatto della politica il salotto di casa sua, intanto si è già lanciato in nuova sfida, incurante della batosta appena ricevuta.
Lo ha fatto alla sua maniera un po’ ambigua, quella che gli fa cambiare idea alla velocità della luce, come gli dice l’umore del momento, non c’è mai una vera strategia. Così, prima circola sul Foglio.it una sorta di sue dimissioni da leader del partito, poi la smentita con tanto di conferenza stampa, affiancato da due ex iper-renziani, Ettore Rosato e Matteo Richetti.
“Il mio mandato è a disposizione. Non dovete considerare in alcun modo la mia presenza da leader come questione imprescindibile”, scrive il Foglio riportando le parole di Calenda ai suoi. Niente affatto, “dimissioni? Ma figuriamoci, nessuno me le ha chieste, abbiamo fatto la direzione, e tutti sono stati molto affettuosi con me”, dirà poco dopo lui al telefono con Repubblica. Infine, la conferenza stampa.
“Ci vedremo all’inizio di luglio per verificare tutto quello che può essere migliorato – ha spiegato – con l’idea di fare il terzo congresso. Un lavoro faticoso”. Poi il tasto dolente della colpa attribuitagli di aver fatto saltare l’accordo con Più Europa. “Non potevo fare l’accordo con Bonino – si è giustificato – anche se ci ho provato in tutti i modi. Adesso devo preoccuparmi di capire perché il mio messaggio non è passato, ma non attribuisco la responsabilità a Bonino o Renzi”.
Proseguirà dunque imperterrito a guidare il partito che, raccontano, non è per niente soddisfatto dell’andazzo, in particolar mondo il fronte degli ex centristi di Forza Italia che lo hanno seguito nell’avventura di Azione. Se continua così non è detto che si resti insieme.
Tutt’altro stile Renzi che la politica la conosce sul serio e sa che è venuto il tempo di lasciare spazio alla classe dirigente cresciuta alle sue spalle, in grado di infondere linfa nuova al progetto di dare al Paese quella casa dei riformisti e liberali tanto invocata, uscita fuori, seppure frammentata, dalle urne di domenica scorsa.
Un 10% di elettorato che poteva essere conquistato e invece è andato in fumo. Il famoso Terzo Polo che poteva essere e non è stato. Ecco perché c’è bisogno di ‘arieggiare la stanza’, né è convinto l’ex premier. “Non si può ripartire dai protagonisti della recente telenovelas”, ha detto, annunciando un congresso straordinario in autunno.
“Personalmente – ha ribadito – credo che la costruzione di questa casa libdem, riformista e popolare, debba essere portata avanti da persone nuove, diverse da chi ha fatto fallire il Terzo Polo”. Più chiaro di così. Ci sono altri modi di incidere, lo sa bene, come sa bene che la scena politica uscita dal voto europeo propone diversi sviluppi da vivere e decifrare, ci sarà modo di lavorare e far parlare di sé.
1 Comment
Renzi fa politica.
Calenda fa nombrillismo.
C’è davvero un abisso tra i due.