

di Peppe Papa
Se non mi volete il centrosinistra me lo faccio da solo. Più o meno questo il senso delle parole di Matteo Renzi, come reazione allo sgarbo subito in Liguria, dove senza colpo ferire, il Pd si è fatto imporre dai Cinquestelle il veto sulla partecipazione al “campo largo” di Italia Viva, nonostante gli accordi già presi. Uno schema che promette di replicarsi anche alle prossime elezioni di Umbria ed Emilia-Romagna.
E se è questo l’andazzo lui è pronto a raccogliere la sfida e rilanciare. Alle prossime politiche “faccio una lista di centrosinistra, contro Meloni” ha detto. Insomma, se il Pd non si vuole alleare “ce ne faremo una ragione, ma noi corriamo comunque su una linea riformista”. Che significa dare vita a una lista che, all’equidistanza tra i due poli in chiave centrista unisce la scelta della parte dove stare.
“Con Starmer, con Kamala Harris, con l’Ucraina” ha sottolineato Renzi tanto per rendere l’idea, marcando la differenza con la compagnia di giro che ostinatamente la segretaria dem, Elly Schlein cerca di mantenere insieme, nonostante il poco amichevole apporto dato, da Giuseppe Conte e il suo M5S, alla causa. Per alcuni, uno stillicidio, anche se al Nazareno fanno finta di niente.
Fatto sta che una iniziativa, come quella prefigurata dall’ex premier, potrebbe rappresentare un’opportunità per tanti riformisti in cerca di rappresentanza e togliere voti al cartello Pd-M5S-Avs. Pochi, o tanti sarà tutto da vedere, a cominciare proprio dalla Liguria, dove Andrea Orlando non potrà più contare su quelli portati da Iv e Più Europa, che probabilmente andranno all’avversario Marco Bucci.
Di Umbria ed Emilia-Romagna si è detto, anche se sarà più difficile mettere fuori Renzi e i suoi che sono organicamente impegnati nelle amministrazioni, per non parlare di quando si tornerà a votare in Toscana. C’è da giurare che sarà un susseguirsi di imbarazzi, a meno che l’asse tra Schlein, Conte e il duo Fratoianni-Bonelli, non collassi prima per incompatibilità impossibili da sostenere.
Nel frattempo, comunque, nonostante i tentativi di minimizzare la rilevanza politica del leader Iv, questi trova sempre il modo di occupare la scena a dispetto dei suoi detrattori e, in qualcuno, seminare il panico. Conte, ad esempio, che lo odia e vorrebbe scomparisse, sostenuto in questo dall’editor di riferimento, Marco Travaglio che lo bersaglia quotidianamente con il suo giornale.
Per entrambi, la nuova uscita del senatore fiorentino, è il segnale che per il momento devono rassegnarsi ad averlo tra i piedi e preoccuparsi, i precedenti dello scontro per loro non sono per niente rassicuranti. Così come farebbe bene a preoccuparsi la Schlein: il suo partito resta una macchina infernale, nessun segretario è per sempre.