

di Peppe Papa
Non sa più come farglielo capire, Giuseppe Conte a Elly Schlein, che il leader del centrosinistra deve essere lui, a prescindere dal peso elettorale dei propri rispettivi partiti. Sarebbe disposto a troncare subito qualsiasi polemica e minaccia, imbarcare nella coalizione Renzi, Calenda, radicali e centri sociali, pur di tornare a Palazzo Chigi. Convinto che sia quello il suo destino.
La segretaria del Pd, finita nel frattempo in un loop temporale, continua a insistere “testardamente” sul richiamo all’unità delle opposizioni per costruire un’alternativa al governo di destra di Giorgia Meloni, proclamandosi a sua volta legittimo capo della coalizione. Nel frattempo, il fronte va a rotoli e le prossime regionali in Liguria, Umbria e Emilia-Romagna, per come si sono messe le cose, rischiano di diventare un bagno di sangue.
Che per l’avvocato di Volturara Appula, non sarebbe un dramma, considerando che in questo momento la sua principale preoccupazione è prendersi il M5S, diventare il padrone dell’ennesimo partito, o partitino che sia, della politica italiana e giocare in proprio la partita del potere. Non gli manca la spregiudicatezza, altro che centrosinistra, da cui non perde occasione di marcare le distanze.
Ora il pretesto è Matteo Renzi di cui non vuol sentire neanche parlare, tanto è vero che in Liguria ha fatto in modo di estrometterlo dall’alleanza che sostiene il candidato alla presidenza, il dem Andrea Orlando e pretende lo stesso in Umbria ed Emilia-Romagna. E non gliene importa niente se si perde, questo è un problema della Schlein.
La quale, stando a quanto riferiscono fonti del Nazareno, comincia a sentire la pressione delle correnti interne, che non ci stanno più ad essere in balia delle intemerate dell’ex premier Cinquestelle e vorrebbero un atteggiamento meno accondiscendente e tollerante nei confronti del principale alleato. Ma anche, e soprattutto, un programma chiaro di alternativa, che latita. Insomma, meno retorica da collettivo studentesco e più concretezza politica.
L’Aventino sulla Rai, ad esempio, per molti è stato un errore, specialmente alla luce dei pochi scrupoli di Conte e dei suoi, a partecipare alla spartizione delle poltrone. Gira insistente il nome di Paolo Gentiloni, l’ex commissario Ue attualmente disoccupato, la cui esperienza potrebbe tornare utile, in special modo se le prossime amministrative dovessero andare male.
In questo scenario, sembra evidente che, se la segretaria vuole rimanere salda al suo posto, deve alzare la voce e definire una volta per tutte i rapporti con i Cinquestelle e il loro presidente. Convincersi che stargli dietro, con l’intento prima o poi di fagocitarli, è tempo perso, meglio ritornare sulla terra e uscire dall’equivoco. Lasciarsi l’ignavia alle spalle. Prima che sia troppo tardi.