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Il ‘nuovo’ Terzo Polo ha scelto gli interlocutori, Marattin: Calenda sì, Renzi no e centrosinistra nemmeno

Sarà presentato sabato 8 marzo a Roma il nuovo partito dei liberaldemocratici promosso dall’ex deputato di Iv. Nome, simbolo, statuto e programma, così come promesso nella precedente kermesse dello scorso novembre a Milano

di Peppe Papa

Luigi Marattin non si è arreso e, a dispetto di quanti lo davano per disperso insieme agli altri compagni di avventura dell’ultima versione di Terzo Polo – quello “autenticamente” liberaldemocratico – sabato 8 marzo a Roma presenterà il nuovo partito: nome, simbolo, statuto e programma, così come promesso nella precedente kermesse dello scorso novembre a Milano.

Dunque, “Orizzonti liberali”, l’associazione da lui fondata, i Libdem di Andrea Marcucci, Nos e Liberal Forum fonderanno le loro forze alla conquista della “grande prateria” centrista, moderata e riformatrice che attende da tempo di essere rappresentata. Obiettivo ambizioso, non c’è dubbio, visti i precedenti tentativi finiti nel nulla, ma ci credono e pensano questa volta di riuscire nell’impresa.

A partire dalla scelta degli interlocutori e, su questo, l’ex deputato di Italia Viva è stato chiaro: con Matteo Renzi non si parla, col centrosinistra nemmeno, al massimo si potrà aprire un dialogo con Carlo Calenda, anche lui deciso a non avere a che fare con entrambi.

Gli attori terzopolisti non sono Italia Viva, Più Europa, i socialisti – ha spiegato a LinkiestaPerché loro hanno scelto, legittimamente, di stare nel campo del centrosinistra, e per noi non sono interlocutori. Rispettiamo le loro decisioni ma probabilmente sono loro i primi a non avere interesse a stare in un partito del genere: sono nel centrosinistra per scelta, non credo che lo nascondano”.

Con Azione, invece, che terrà il suo congresso a febbraio, c’è spazio per un confronto. “Questa formazione – ha spiegato Marattin – deve orgogliosamente andare da sola perché il fine ultimo è formare un governo senza populisti di destra e senza populisti di sinistra, ponendosi come unico voto utile per raggiungere questo obiettivo”. Evidente l’invito a Calenda ad unirsi a loro, promettendo di rendere la leadership contendibile.

Il leaderismo – ha sottolineato – è il virus dei partiti personali che secondo noi ha fatto tanto male alla politica”. Però questo non vuol dire che non ce ne sia bisogno, anzi. “Non esiste progetto politico senza una leadership, anche forte – ha infatti precisato -, non credo nei padroni dei partiti, ma affiancata da una precisa idea di società, una classe dirigente diffusa e un’organizzazione, perché un partito non è un fan club ma si organizza, e noi lo faremo”.

Si attende il programma definitivo dell’evento, nel frattempo è stato deciso che al suo termine partirà il tesseramento che durerà circa tre mesi. Poi, in estate, il congresso fondativo per eleggere il gruppo dirigente con annesso leader. Insomma, un partito vero, come quelli di una volta. L’obiettivo è arrivare alla doppia cifra alle prossime elezioni. Calcoli e speranza sono sempre gli stessi, quel che è sicuro è che per questo “devi avere un’unica formazione, non due o tre”.

Proprio lì sta il problema, come sta in una legge elettorale che è quel che è tenacemente votata al bipolarismo, in una pubblica opinione fondamentalmente disinteressata ai sofismi della politica e poco incline ad assecondarne i disegni. La strada, in poche parole, è in salita, lastricata e scivolosa, finire gambe all’aria può essere un attimo e addio sogni di gloria.

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