

di Peppe Papa
Non si potrà candidare a un terzo mandato, la Consulta ha depositato la sentenza che formalizza un dato di fatto già acquisito, ma si è già organizzato per lanciare la sua sfida politica. Al Pd, il suo partito, e alla coalizione del fronte opposto di centrodestra, passando per le varie articolazioni della società civile, grazie al marchio del noto trasversalismo che ha caratterizzato la sua lunga esperienza di amministratore.
Non intende mollare senza avere l’ultima parola, lui non è un cacicco qualunque che può essere liquidato con un atto d’imperio di una giovane segretaria, un po’ svagata, che dirige il partito come fosse un’assemblea studentesca. La Campania non è un giocattolo che si può affidare nelle mani dell’ultimo scappato di casa, “servono gli attributi e le competenze”. E poi, c’è un grande lavoro avviato che va terminato, e lui sa come fare e con chi. Per questo, è pronto anche ad andare da solo, o con chi ci sta, rappresentando un’opzione credibile tra i due poli, “e vediamo chi la spunta” .
Proprio ieri, i sei consiglieri regionali eletti nella lista “De Luca presidente” hanno cambiato nome al gruppo, aggiungendo un inequivocabile “A testa alta”, copyright iconico del governatore in questi anni a Palazzo Santa Lucia. Un nuovo simbolo elettorale che dice più di un programma e, a quanto pare, già pronto dal 2023, segno che lo “sceriffo” sapeva da tempo come sarebbe andata a finire.
D’altronde l’ostilità di Elly Schlein, eletta proprio in quell’anno, fu subito palese e dichiarata apertamente, scatenando le immediate reazioni, politicamente scorrette, per usare un eufemismo, del presidente campano. Un andazzo che è andato avanti fino ad oggi, con la novità che è ormai chiara, De Luca corre da solo. Ed è una mina vagante, per entrambe le coalizioni in lizza.
Per Schlein, l’offerta della candidatura all’ex presidente della Camera, Roberto Fico per la conquista della presidenza della Campania, data per sicura, serve a ingolosire Giuseppe Conte e convincerlo a dare vita, finalmente, al cosiddetto “campo largo”, idea a cui si è affezionata e su cui ha puntato le proprie carte. Non può cedere sul punto: De Luca deve farsi da parte.
Facile a dirsi. Il governatore ha dimostrato di saperci fare, gli gravita intorno, una diffusa rete di relazioni e empatie politiche che muovono decine di migliaia di voti. Senza contare la dote centrista, ammesso che siano della partita, di Azione e Italia Viva che contano una decina di consiglieri. Sono i voti quelli che servono maledettamente e per il Pd sarebbe, quasi certamente, un bagno di sangue. Dunque, alla segretaria, serve pensarci bene, cercando almeno di non difendere l’indifendibile.
Fico, tanto per dire, ha dichiarato che al primo punto del suo programma c’è la chiusura del Termovalorizzatore di Acerra, praticamente riportare indietro l’orologio del tempo al 2008, quando i rifiuti si stavano mangiando il territorio. Intende il Pd seguire questa strada? Sarebbe una clamorosa sconfessione di tutto il lavoro fatto dalle precedenti amministrazioni, compreso l’interludio del centrodestra di Stefano Caldoro, di Antonio Bassolino e, appunto, De Luca.
Se questo è l’intento, sarà difficile stanare il riottoso presidente e convincerlo, almeno, alla desistenza. Anzi, la probabile intransigenza a trattare sull’argomento, gli servirà a segnare un punto a favore, potendo rivendicare i risultati ottenuti nei suoi dieci anni di governo regionale. Insomma, fatti contro chiacchiere, non c’è gioco.
Stesso discorso vale anche a destra che ha perso il suo candidato prescelto, Fulvio Martusciello di Forza Italia, e non sa che pesci prendere. Nel senso che qualche nome ci sarebbe che potrebbe avere l’appeal giusto per essere proposto, solo che decidono a Roma, secondo le loro logiche, e bisogna aspettare, senza agitarsi. E, infatti, in loco stanno mantendo la consegna, bruciando il vantaggio assicuratogli dalle paturnie nell’altro fronte.
De Luca, dunque, sa di poterne approfittare e forse per questo ha deciso di andare per la sua strada giocando a fare la lepre, l’iniziativa dei suoi fedelissimi, in questo senso, è solo il primo step del percorso. Lo ha spiegato bene Diego Venanzoni, consigliere di “De Luca presidente”: “Con la nuova denominazione del gruppo parte un nuovo corso. Non è solo una modalità tecnica ma una scelta politica che ci proietta verso le prossime scadenze elettorali”. Più chiaro di così. È ufficialmente aperta la caccia.