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L’Europa, il riformismo e la sindrome da cesarismo, ma meno male che c’è Macron

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il presidente francese Emmanuel Macron, partecipano alla cerimonia in omaggio delle 40 vittime dell'incendio di Crans-Montana la notte di Capodanno, Martigny, 9 gennaio 2026. ANSA/US QUIRINALE /PAOLO GIANDOTTI

Con buona pace dei disfattisti e degli antipatizzanti del presidente transalpino, già oggi la nostra sicurezza continentale riposa sulla forza francese. Immaginatevi cosa avverrebbe se nelle future presidenziali vincessero la Le Pen o Malenchon

di Vincenzo Marini Recchia

Sono stato in passato sedotto politicamente da Massimo D’Alema. La delusione è stata di quelle cocenti. Appena tre lustri dopo mi è capitato qualcosa di analogo con Matteo Renzi. Esiti identici con tutte le differenze a discolpa nel caso del fiorentino. In entrambe le occasioni ho dovuto lottare con i sentimenti che si affollano dopo una delusione che ha le dinamiche di quelle amorose. Farsi prendere da passioni opposte. Mi sono detto: sai, vieni da una cultura politica che concede molto al cesarismo del numero uno. Devi emendarti, altrimenti il tuo definirti riformista si porta dietro un tarlo pericoloso, che induce all’errore ogni analisi obiettiva dello stato delle cose.

Per questo sono sempre molto cauto nell’osservare la condotta politica di Immanuel Macron. Trasecolo veramente quando ascolto delle critiche immotivate ed al limite del dileggio. Posso comprenderne alcune – una che riguarda la sua postura su Israele è anche la mia – ma come si fa a dimenticare che è alla seconda Presidenza in un paese che ha una destra cospicua ed eternamente indecisa tra Petain e De Gaulle e una sinistra che non è mai andata oltre Stalin e Pol Pot se non approdando tra gli Ayatolah iraniani?

Non merita la furia distruttiva che mi è capitato di ascoltare da un reel postato si Instagram. Ma la cosa che più mi sconcerta – e mi conferma il cesarismo a cui accennavo e del quale molti vecchi riformisti non si sono liberati – è questo giudizio positivo appena dissimulato di Trump che condividono i più recenti disistimatori di Macron.

Il presidente francese ha pronunciato parole inequivocabili su Trump: “È un neocolonialista ed un imperialista”. Ed è vero. Scorretto e falso è definire oggi, novecentesco e retrogrado, questo giudizio dell’attuale presidenza USA. Così come scorretto e falso è sostenere che Macron – insieme ai Volenterosi – non stia predisponendo una linea di risposta europea.

In ogni caso, di questi tempi, ogni commentatore politico dovrebbe integrare le proprie conoscenze con lo studio della effettiva capacità di deterrenza globale di ogni attore sul campo. In Europa, solo la Francia ha questa deterrenza e la dottrina militare “contro chiunque ” .

La Francia è l’unica potenza nucleare europea realmente sovrana. Catena di comando con decisione nucleare: solo il Presidente francese, nessun doppio controllo NATO/USA, nessuna dipendenza operativa da Washington

Componente navale strategica con 4 SSBN – sottomarini atomici – classe Le Triomphant. Missili M51 progettati e prodotti in Francia. Testate TNO francesi. Dottrina: dissuasion tous azimuts. Se Parigi decide, agisce. Punto. Messaggio politico: “La sicurezza europea non è negoziabile con terzi”.

Nei momenti di contrasto più alto tra USA e Canada, la stampa francese ricordò che alcuni sottomarini non di classe Le Triomphant, ma di attacco, incrociavano in permanenza in acque a ridosso di quelle territoriali canadesi. Il Regno Unito non gode di altrettanta autonomia, dipendendo sui sistemi d’arma dagli USA: non possiede la filiera completa.

Con buona pace dei disfattisti e degli antipatizzanti dei Francesi già oggi la nostra sicurezza riposa sulla forza francese. Come quella Danese e Groenlandese. Immaginatevi cosa avverrebbe se nelle future presidenziali vincessero la Le Pen o Malenchon.

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