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Primarie del centrosinistra: Renzi, fa Renzi e potrebbero non vederlo arrivare

La sua candidatura diretta ai gazebo potrebbe essere una possibilità. E lui ci sta pensando, o forse ha già deciso

di Peppe Papa

Matteo Renzi candidato alle primarie del centrosinistra, potrebbe essere una possibilità. E lui ci sta pensando, o forse ha già deciso come attesta la crescita dell’esposizione mediatica degli ultimi tempi. Svanita l’opzione Silvia Salis, la sindaca di Genova volto emergente della politica nazionale, per l’indisponibilità della stessa a candidarsi in una sfida persa in partenza, resta la necessità di una voce alternativa sia alla linea più a sinistra del Pd di Elly Schlein che al populismo del M5S di Giuseppe Conte.

Non resta altro da fare, dunque, che incrociare i guantoni in prima persona, che può sembrare una mossa azzardata, ma se trattata con cura e perizia politica può risultare azzeccata. Soprattutto, se l’obiettivo dichiarato, è quello di contarsi e pesare nella coalizione di governo che sarà. E quindi, costruire un’area liberale e riformista autonoma, evitando di farsi inglobare nel Pd, diventado decisivo nell’alleanza.

Ovviamente, ma è tattica, mantiene abilmente una certa ambiguità strategica sulla sua candidatura. Non lo dice, non scioglie il nodo e questo gli permette di restare centrale nel dibattito, valutare i rapporti di forza e decidere all’ultimo momento se dare l’annuncio, oppure sostenere un candidato, magari Schlein, perché potrebbe essere più utile. Insomma, tutto molto renziano.

Intanto, però il modus sembra andare verso il coinvolgimento diretto, convinto che il centrosinistra, così com’è, “non è competitivo” con il centrodestra, nonostante le difficoltà in cui versa quest’ultimo e che l’opposizione non sa sfruttare. Ritiene quindi fondamentale proporre l’attenzione su una agenda riformista aperta ai moderati e le primarie, in questo senso, diventano lo strumento per “correggere la rotta”.

Naturalmente è troppo scaltro per pensare di poterle vincere, ma come abbiamo detto non è il suo principale obiettivo che è, invece, quello di contare a prescindere. Pertanto, vuole misurarsi perché convinto di un risultato che, a molti, potrebbe apparire sorprendente, ma che invece considera realistico. Lo scenario probabile, secondo il suo ragionamento, è che l’area che potrebbe aggregarsi intorno al suo nome valga tra il 12-16%.

È chiaro che i suoi voti alle primarie non sarebbero quelli delle politiche (3-3,5%). E allora, perché crescerebbero tanto? Innanzitutto, per una sovra-rappresentazione dei motivati. Nel senso che chi va a votare ai gazebo è quello interessato alla leadership e spesso orientato più alla scelta politica che ideologica, e in questo Renzi rende più del suo peso reale. Potrebbe poi raccogliere il voto anti-duopolio, un 5-7% anche di chi non lo ama pur di non scegliere tra Schlein e Conte. E, perché no, anche il consenso della minoranza interna al Pd non allineata con la segretaria che potrebbe valere da solo tra il 6-8%.

Se così fosse, sarebbe un successo politico enorme che non potrebbe essere ignorato sia sul piano del programma della coalizione, dei candidati, dell’assegnazione dei collegi e di un eventuale ruolo di governo. E vi pare poco? Staremo a vedere se e quando deciderà di passare all’attacco, curiosi, tra l’altro, di vedere l’effetto che fa.

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