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Il boomerang di Conte: il nuovo sistema elettorale può consegnare le chiavi del governo a Renzi

Il leader del M5S continua a opporre il suo veto, ma la riforma elettorale rischia di produrre l’effetto opposto: fare del capo di Italia Viva l’interlocutore necessario per costruire qualsiasi maggioranza

di Alfio Mancini

Per anni il dibattito sul centrosinistra è stato dominato da una convinzione: per vincere era necessario costruire il “campo largo“. Un’esigenza dettata soprattutto dal Rosatellum e dai collegi uninominali, dove la divisione significava quasi sempre sconfitta. La matematica elettorale costringeva partiti molto diversi a stare insieme, spesso più per necessità che per convinzione. Ora, però, il quadro rischia di cambiare radicalmente.

La nuova legge elettorale in discussione in Parlamento, destinata a sostituire il Rosatellum, prevede l’eliminazione dei collegi uninominali e un impianto sostanzialmente proporzionale, accompagnato da un premio di governabilità per chi supererà la soglia prevista. Se il testo dovesse essere approvato, non cambierebbero soltanto le regole del voto: cambierebbero gli equilibri politici su cui, negli ultimi anni, si è retta l’intera strategia delle opposizioni.

È una differenza sostanziale. Con il sistema attuale, una coalizione divisa regalava decine di seggi al centrodestra. Domani potrebbe non essere più così. Ogni partito avrebbe un interesse maggiore a consolidare il proprio consenso, a rafforzare la propria identità e a presentarsi agli elettori senza dover necessariamente sacrificare la propria linea politica sull’altare dell’unità.

Questo vale innanzitutto per Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle potrebbe continuare a rivendicare un’alleanza privilegiata con il Partito democratico e con Avs, mantenendo il veto politico nei confronti di Matteo Renzi. Senza i collegi uninominali, infatti, la pressione a costruire una coalizione larghissima diminuirebbe sensibilmente.

Anche Elly Schlein si troverebbe davanti a uno scenario nuovo. La segretaria del Pd non sarebbe più costretta dalla legge elettorale a inseguire un’alleanza a ogni costo. Resterebbe certamente il problema di raggiungere il premio di governabilità, ma il peso della trattativa con ogni singolo alleato cambierebbe profondamente. È però su Renzi che la nuova legge potrebbe produrre gli effetti politici più interessanti.

Da mesi il leader di Italia Viva sostiene che il vero problema del centrosinistra non sia l’unità in sé, ma la sua composizione. La sua tesi è nota: un’alleanza dominata dall’asse Pd-M5S non basta a vincere; serve una componente riformista, liberale, europeista e garantista capace di parlare ai moderati e al ceto produttivo.

Con il Rosatellum questa posizione rischiava di apparire come una sfida quasi impossibile, perché il sistema spingeva comunque verso coalizioni sempre più ampie. Con il proporzionale, invece, quello che sembrava un limite potrebbe trasformarsi in un vantaggio.

Renzi avrebbe la possibilità di consolidare un soggetto politico autonomo, senza essere costretto a scegliere tra la marginalità e la confluenza nel campo largo. Se Italia Viva, insieme all’area riformista e liberaldemocratica, riuscisse a superare la soglia di sbarramento, potrebbe presentarsi alle elezioni con una propria identità, misurare il consenso reale e sedersi al tavolo delle trattative con un peso politico ben diverso da quello attuale.

È qui che la prospettiva cambia completamente. Nel nuovo sistema la domanda decisiva potrebbe non essere più: “Chi vince le elezioni?“. Potrebbe diventare: “Chi è indispensabile per costruire una maggioranza?”. È una differenza enorme. In un Parlamento frammentato, una forza riformista collocata tra il 4 e il 7 per cento potrebbe  rivelarsi decisiva tanto per il raggiungimento del premio di governabilità quanto, qualora nessuno lo ottenesse, per la formazione di un governo stabile. Non sarebbe più un semplice alleato da tollerare, ma un interlocutore necessario.

Per questo il veto permanente di  Conte rischia di trasformarsi in un boomerang. Escludere preventivamente una componente politica che potrebbe risultare determinante significa ridurre il margine di manovra dell’intera coalizione progressista. Naturalmente tutto dipenderà dall’esito della riforma e, soprattutto, dal consenso che ciascuna forza politica riuscirà a raccogliere. Ma una cosa appare già evidente: la nuova legge elettorale non ridisegna soltanto le regole del voto. Ridisegna i rapporti di forza.

E in questo nuovo scenario il leader di Iv potrebbe ritrovarsi nella posizione che più gli è congeniale: non quella del comprimario costretto a scegliere tra adesione e isolamento, ma quella dell’ago della bilancia. Una posizione che ha spesso occupato nella politica italiana e che, con il ritorno del proporzionale, potrebbe tornare a essere il vero centro della partita.

3 Comments

  1. Vito Desantis ha detto:

    Ranzi dimostra sempre più di essere un grande figlio di buona donna mentre Conte un balbuziente

  2. Marcantonio Cagnetta ha detto:

    Molto molto realistico

  3. Aniello Aniello Pennacchio ha detto:

    Non è unico scenario

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