D’Alema, Bettini e il pasticcio Onorato: la guerra a Renzi gli si ritorce contro, tutta colpa di un emendamento
Settembre 23, 2026

Il ‘campo largo’ ha un nuovo incubo: Renzi con De Luca

Foto Ansa / Ciro Fusco

Conte e Schlein cercano l’unità, Onorato costruisce il suo contenitore, Manfredi guarda a Roma. E l’ex premier risponde con lo Sceriffo. Il centro-sinistra diventa una polveriera

diVittorio Keller

Fermi tutti. Per una volta il centrosinistra può anche smettere di discutere di programmi, alleanze, primarie, campo largo, campo stretto, campo medio e altre amene geometrie politiche. Perché a Firenze potrebbe andare in scena qualcosa di molto più interessante: Vincenzo De Luca che apre la Leopolda insieme a Matteo Renzi.  Non è più soltanto una delle tante voci che circolano impazzite. L’invito di Renzi a De Luca per aprire la Leopolda è stato confermato e lo stesso Renzi lo ha presentato come il sindaco «sanguigno, esperto» capace di parlare ai giovani e al centrosinistra. In poche parole: entrate, accomodatevi, lo spettacolo comincia. E potrebbe essere niente male.

Da una parte c’è l’ex premier del Pd di una volta, che da mesi cerca di conquistare quello spazio riformista che nel centrosinistra tutti dichiarano di volere e che, puntualmente, tutti cercano di occupare senza però mettersi d’accordo su chi debba guidarlo. Dall’altra c’è il presidente uscente della regione Campania e attuale primo cittadino di Salerno, la sua riserva, l’uomo che ha costruito la propria carriera politica anche combattendo contro il proprio partito, e che continua a parlare con una libertà che, nel Pd contemporaneo, suona come qualcosa di sovversivo. E adesso i due potrebbero trovarsi sullo stesso palco. Il dettaglio più interessante, però, è un altro. Secondo Dagospia, Renzi starebbe pensando a De Luca addirittura come frontman nazionale di Casa Riformista, con la convinzione che il suo consenso personale possa portare la formazione in doppia cifra.

È un’indiscrezione, non un fatto acquisito. Ma è un’indiscrezione politicamente esplosiva.  Perché se De Luca accettasse, non assisteremmo semplicemente all’ennesimo cambio di casacca, ma alla nascita di un problema enorme per tutti gli altri. Soprattutto per quelli che da mesi stanno preparando il partito anti-Renzi senza avere il coraggio di chiamarlo con il suo vero nome. Perché il progetto di Alessandro Onorato, nato come forza civica e riformista dentro il centrosinistra, è stato presentato proprio in alternativa a Italia Viva. Al battesimo di Progetto Civico Italia c’erano Schlein, Conte, i vertici di Avs, Magi e soprattutto Gaetano Manfredi, che aprì l’assemblea. Renzi, invece, non c’era: invitato, disse no. Non proprio un dettaglio.

Il disegno era abbastanza chiaro: costruire una nuova gamba centrista del campo largo, ma senza consegnarla a Renzi. E infatti, Onorato, ha rivendicato apertamente la necessità di una forza nuova, alternativa politica, evidentemente, proprio a Iv.  Il Corriere ha descritto l’operazione come una possibile risposta alla strategia renziana sul centro, indicando in Goffredo Bettini e Massimo D’Alema i registi. Poi il secondo tassello: Manfredi. Il sindaco di Napoli è stato indicato come possibile candidato alle primarie e come figura nazionale capace di rappresentare il mondo dei sindaci e degli amministratori. Già a marzo Onorato lo aveva indicato come possibile nome per le primarie.  E adesso, improvvisamente, in scena potrebbe comparire De Luca. Capito il problema?

È come se, mentre qualcuno sta costruendo una macchina per accompagnare Manfredi a Roma, De Luca decidesse di salire su un’altra macchina e di premere sull’acceleratore. Con Renzi al volante. Il tutto mentre il centrosinistra continua a raccontarsi la favola dell’unità. Una favola talmente bella che non ci crede più neppure chi la racconta. Perché sotto la superficie del mitologico campo largo c’è una guerra molto concreta per la leadership, l’organizzazione delle primarie e soprattutto per il diritto di decidere chi potrà parlare a nome dell’elettorato moderato e riformista. Da una parte Schlein e Conte. Dall’altra Renzi. In mezzo, una galassia di formazioni civiche, amministratori, ex Pd, socialisti, radicali, liberali e aspiranti federatori. E adesso anche De Luca.

Che, diciamolo, non è esattamente uno che entra in una stanza per fare tappezzeria. Entra, parla, occupa lo spazio e soprattutto pretende che gli altri si accorgano della sua presenza. È esattamente il contrario della politica condominiale alla quale il campo largo ci ha abituati. Lì tutti devono essere d’accordo, purché nessuno dica realmente cosa pensa. De Luca, invece, ha costruito una carriera sul principio opposto: io penso questo, lo dico e vediamo chi ha il coraggio di venirmi dietro. E proprio per questo può diventare un problema enorme. Perché Renzi non ha bisogno di un altro parlamentare, ma di un catalizzatore di consenso. Di una figura riconoscibile, autonoma, capace di parlare fuori dal recinto delle sigle. E De Luca, piaccia o no, questo profilo lo possiede.

Naturalmente c’è anche l’altra faccia della medaglia. De Luca non sarebbe De Luca se non avesse una partita personale da giocare. E qui torna Gaetano Manfredi. Dagospia sostiene che una delle ragioni della tentazione di De Luca sarebbe proprio quella di impedire al sindaco di Napoli di trasformarsi nel possibile federatore nazionale del centrosinistra. È una ricostruzione giornalistica e va trattata come tale, ma politicamente la coincidenza è tutt’altro che irrilevante. Perché Manfredi è uno degli uomini attorno ai quali si è aggregato il progetto di Onorato che, a sua volta, è stato indicato come alternativa a Renzi. E il progetto è stato accolto con ‘attenzione’ da Schlein e Conte. Insomma, basta seguire il filo e viene fuori una matassa.

Renzi contro Onorato. Onorato con Manfredi. Manfredi nel perimetro del Campo largo. De Luca contro Manfredi. De Luca con Renzi. Non è una partita a scacchi. È più simile a una partita a biliardo giocata in una stanza troppo piccola. Ogni palla che si muove ne colpisce inevitabilmente un’altra. E qualcuno, prima o poi, finirà contro la sponda. Ma la cosa più divertente è che tutto questo avviene mentre il centrosinistra continua a presentarsi come una coalizione pronta a governare. Talmente pronta che non ha ancora deciso chi dovrà guidarla e fare cosa. Unita al punto che passa le giornate a marcare stretti gli alleati per impedire che qualcuno prenda troppo spazio. Nel frattempo, l’assessore capitolino continua a costruire il suo contenitore e rivendica un progetto civico autonomo; Renzi rivendica il proprio spazio; Schlein cerca di tenere insieme Pd e alleati; Conte osserva e tratta; e adesso De Luca viene invitato alla Leopolda come possibile protagonista nazionale. Che poi è la vera notizia politica di giornata.

La domanda, a questo punto, diventa inevitabile. Che cosa succederebbe se De Luca dicesse sì? Non soltanto alla Leopolda. Ma al progetto. Se decidesse di trasformare il suo consenso personale in una partita nazionale, Renzi potrebbe avere trovato il jolly. E l’ex governatore il veicolo politico che gli consentirebbe di continuare a giocare la partita anche dopo Palazzo Santa Lucia. Con una differenza non trascurabile: questa volta non sarebbe più soltanto il governatore-sceriffo della Campania. Potrebbe diventare uno dei protagonisti della sfida nazionale. E qui il campo largo dovrebbe smettere di ridere. Perché, mentre Schlein e Conte continuano a discutere su come stare insieme, altri stanno discutendo su chi deve stare davanti. Ed è una differenza gigantesca.

La politica italiana insegna che le coalizioni non saltano quasi mai per una questione ideologica. Vanno all’aria per le poltrone, per i voti, per le leadership e soprattutto per la paura che qualcun altro diventi troppo forte. Il centrosinistra, in questo senso, è una macchina perfetta. Ha inventato il campo largo per vincere insieme e, contemporaneamente, costruisce cinque progetti diversi per decidere chi dovrà comandare. Ora arriva De Luca. Con Renzi. E improvvisamente la commedia assume un altro ritmo. Perché se lo “sceriffo” entra davvero nella partita nazionale, il problema non sarà più capire se Renzi ha ancora uno spazio, ma quanti saranno disposti a lasciarglielo. E soprattutto quanti, dopo aver passato mesi a costruire un recinto per tenerlo fuori, scopriranno di avergli lasciato proprio davanti alla porta l’uomo che potrebbe scavalcare il recinto.

4 Comments

  1. Domenico Donatiello ha detto:

    Ottima iniziativa. Il fare che avanza!

  2. Luigi Simone ha detto:

    Tutto okkei ma, prudenza vuole che prima di festeggiare sarebbe il caso di aspettare.

  3. Francesco ha detto:

    Lo statista Matteo Renzi è un luminarieo oltre che un politico di razza, non è il politico dell’ultima ora, pertanto ho fiducia in lui per le capacita che ha sempre dimostrato, e per tutto quello che la politica ha bisogno, per poter uscire da questo pantano.

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