

di Peppe Papa
Luigi De Magistris non smette di stupire. Nella sua personale ricostruzione dei fatti che da Napoli coinvolge la realtà globale, lui è sempre protagonista principale. Il più “giusto” tra i “giusti”. Non lo freghi da questo punto di vista della comunicazione, è sempre più avanti della fervida fantasia di chi fa questo per mestiere, giornalisti in testa. Questa volta, parlando a radio RTL 102.5, ha dato una versione del suo rapporto con i 5Stelle dove è spiccato, en passant, il proprio diniego a mettersi sotto l’ala protettiva dei due guru del Movimento, quando appena eletto al parlamento europeo, Grillo e Casaleggio si offrirono di ‘coprirlo’ dal punto di vista della rete: Facebook, Twitter, blog e quant’altro. Una cosa del tipo: voi non avete capito chi sono. “Vi porto la testimonianza del mio rapporto con Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo – ha detto ad un certo punto hai conduttori della trasmissione radiofonica – quando loro mi sostennero in modo forte al parlamento europeo dove io mi candidai da indipendente e fui eletto, un giorno Grillo e Casaleggio mi chiesero un incontro e mi dissero ‘Tu sei stato eletto, è una bellissima cosa, vai al parlamento europeo, per quanto riguarda Facebook, Twitter, blog, tu non scrivere nulla, scriviamo noi per te’. Io risposi: sono molto onorato della proposta, ho pagato da magistrato per essere autonomo e indipendente, hanno infranto il mio sogno di ragazzo, ora che finalmente posso ancora di più esprimere autonomamente il mio pensiero libero non permetterò mai a nessuno di scrivere per conto mio”. Una rivelazione, tanto inaspettata, quanto incomprensibile, anche se il nostro, come dicevamo, non lascia nulla al caso nel rapporto con i media e quella fascia di cittadini che rappresenta, o no. Intanto ha il compito, quanto meno provarci, a sottrarre voti ai pentastellati in funzione ballottaggi e, nel lungo periodo, elezioni politiche e regionali. Il ‘brodo di coltura’ tra il suo Movimento (DeMa) e quello del comico genovese e del figlio del suo vecchio pard, è lo stesso. Pertanto, nel corso dell’intervista radiofonica, non ha fatto altro, celando a stento la sicumera, che proporsi come punto di riferimento per quanti credono nella rivoluzione civile senza l’ombra dei partiti di una volta e nascente dal basso. Format uguale, ma niente a che vedere con l’originale incarnato da lui. “Noi siamo stati molto tra la gente – ha spiegato ai microfoni della radio – io mi auguro che Virginia Raggi superi i suoi problemi, perché io ho grande solidarietà per i sindaci, indipendentemente dall’appartenenza politica, perché è difficilissimo fare il sindaco, però credo sia utile stare più in contatto. Più volte ho teso la mano, ma non con presunzione perché non ho nulla di insegnare alla Raggi, ma ho l’esperienza di una città più difficile di Roma, da governare senza soldi, in predissesto, sono sei anni che governiamo senza poter investire, fare mutui, assumere, senza aver avuto le risorse di Roma Capitale, potevo portare una testimonianza”. Un aiuto che non hanno accettato, ma anzi respinto con sdegno. E i motivi sono comprensibili. Non ha mancato, infatti, di sottolineare il principale difetto del M5S, cioè quello di avere una classe dirigente a tutti i livelli manovrata dall’alto, ovverosia, dai pupari Grillo&associati. “Mi sembra verosimile che ci sia un’eterodirezione dall’alto – ha detto – ma del resto anche la Raggi dice ‘Grillo mi ha detto di restare’. Il sindaco viene eletto direttamente dal popolo ed è lei a dover fare una valutazione di coscienza”. Così, evidentemente non è stato e la Raggi ha perso un’occasione. “Io (sì, ancora io, ndr) quando ho avuto la sospensione sono sceso tra la gente e la gente mi ha detto di non mollare, in politica non è una piccola differenza”. Chiaro, chi è che ha le palle, l’onere e il piacere di stare dalla parte “di chi non conta”? Grillini, prendete nota!