

di Umberto Minopoli
Se guardate la carta del Pil pro-capita mondiale, la globalizzazione non è stata così globale. Ma solo in un’area: l’Africa. Se mettete un colore ai paesi a più bassa crescita del Pil nell’ultimo quindicennio, la quasi totalità del colore indicato è concentrato in Africa. Tutto il mondo ha fatto passi avanti, l’Africa stenta. Su 7 miliardi di persone, poco più di un miliardo sono africani. Diventeranno 2,5 miliardi tra trent’anni. La media del pil pro-capite della quasi totalità dei paesi africani è di poco più di 2.500 dollari. Quella della quasi totalità dell’Asia è intorno ai 30.000, quella dei paesi ricchi ( Europa e America) intorno ai 50.000. La globalizzazione ha portato in alto la media dei redditi del mondo. Ma l’Africa resta al passo. Sarebbe proprio il caso che il mondo dicesse, finalmente, “aiutiamoli a casa loro”. Sarebbe un imperativo morale, economico, politico, culturale. Vedrete: tra un po’ l’unica emergenza africana che verà agitata, come soluzione all’immigrazione, sarà quella demografica, del controllo delle nascite. Giusta. Ma a doppio taglio: se il controllo demografico avviene in un contesto di assenza della crescita è un fattore negativo per lo sviluppo, non positivo. Sono gli investimenti in loco il fattore propulsivo per salvare l’Africa. Ha detto bene Macron al G20. In tutto questo, che monsignor Galatino trovi il modo di polemizzare con la politica degli “aiuti a casa loro” come farebbe un qualunque attivista di partito, non è un buon segno. E non è indizio di tenuta ideale della Chiesa Cattolica sul tema. Il controllo demografico non burocratico e non separato dallo sviluppo e l’aiuto del mondo ai paesi poveri ( oggi tutti africani) dovrebbe essere la missione dei cristiani. A sentire Galatino non sembra.