

di Peppe Papa
Terminata la tregua elettorale nel Pd napoletano e regionale è ricominciata la guerra esattamente da dove si era fermata, dal congresso provinciale contestatissimo finito in Tribunale. Come d’incanto sono ricomparse tutte le divisioni che, incuranti o meno del terremoto determinato dalle urne del 4 marzo scorso, hanno ricominciato a battagliare per disputarsi le spoglie di un grande progetto politico finito male, abortito. Così, come se niente fosse, presidente e segretario metropolitano dell’organizzazione, hanno provato ad organizzare una direzione provinciale per una riflessione sulla batosta elettorale, senza contare di rappresentare una maggioranza ormai inesistente su cui, tra l’altro, non era mai dismesso il veto dell’opposizione della ‘sinistra’ istituzionale guidata dal governatore, Vincenzo De Luca. La miccia si è accesa immediatamente. A stretto giro è arrivata la reazione dei consiglieri regionali di fede diessina e principali sostenitori di Nicola Oddati, leader del cartello di minoranza al congresso provinciale partenopeo i quali, in una lettera hanno bocciato l’iniziativa apparsa superficiale e improvvida, annunciando la loro diserzione all’appuntamento considerando l’organismo dirigente “non rappresentativo dell’insieme del partito”. La missiva firmata da Enza Amato, Antonia Ciaramella, Gianluca Daniela, Bruna Fiola e Antonio Marciano senza mezzi termini ha puntato il dito sul problema di fondo che riguarda la stessa esistenza del partito e non può prescindere dalla necessità di non percorrere la strada “fin qui battuta” che a fronte del risultato elettorale “ci vede tutti in discussione”. “Bisogna resettare tutto a Roma come in Campania” e se qualcuno pensa di “salvare se stesso, sbaglia”. Niente male. Meglio mostrare i denti, soprattutto, quando si è a corto di idee e non si sa che pesci prendere. Che è, più o meno, la situazione in cui si trova la stessa maggioranza del partito rappresentata da Massimo Costa, segretario dimezzato nonostante la legittimità della sua elezione sancita dalla magistratura, chiamato a gestire la difficile operazione di tenere insieme le prerogative ‘minime’ delle varie anime interne. Il quale senza pensarci su due volte ha immediatamente revocato tutto e convocato un’assemblea aperta a tutti il 14 marzo prossimo presso una sede ancora in via di definizione. Come dire: ecco a voi l’arena, adesso scannatevi, io non c’entro. Intanto la segretaria regionale, Assunta Tartaglione non rieletta in parlamento si è dimessa sancendo, suo malgrado, la debacle della fazione che fa capo a Mario Casillo, uno dei signori delle tessere costretto, a differenza del suo sodale, Lello Topo – unico tra i consiglieri regionali campani a centrare l’obiettivo dello sbarco nella Capitale – a fare ammenda e giocare di rimessa (si vedrà). Rancori e sfide suicide di vanità, un classico a sinistra e suoi dintorni, tutti contro tutti e sempre qualcuno più buono degli altri. I commenti sui social, principale sfogatoio di frustrati post moderni, ne sono la dimostrazione, con le prese di posizione a partire dalle voci più autorevoli fino a quelle dell’ultima ruota del carro del pensiero fake pronte, ognuna con le sue soluzioni prigioniere dello spazio di un post, a promettere mirabilie. Intanto, e non è cosa di poco conto, Antonio Bassolino l’ex dominus di tutto dal Gargliano in giù, non demorde e approfittando del vuoto politico, da lui ampiamente previsto e unanimemente inascoltato perché tra i “grilli parlanti” impresentabile, ha invitato i suoi e non solo a fare ‘quattro chiacchiere’ alla propria Fondazione (sabato alle ore 10.00) che si chiana Sudd. E non è un dettaglio. Resettare va bene, ma non senza fare fare i conti con il proprio passato.
2 Comments
Puntualé la tua fotorafi Direttore ma anche Bassolino rappresenta un passato da cui non ci si è mai riscattati a sinistra. E la revoca della riunione è giustamente come dici la mossa di una pariglia in pieno stile PD.
se candidavavo Antonio Bassolino alle elezioni politiche non ci sarebbe stato questo crollo