

E’ inevitabile per il Pd fare chiarezza con se stesso. Dopo la batosta elettorale serve capire se ci sono ancora le condizioni dello stare insieme che vuol dire condividere regole, valori e visione politica di comunità, a prescindere da qualsiasi accesa dialettica interna. Prerogative da fantascienza in questo momento nel partito, dilaniato da una guerra di fazioni tra chi vuole liberarsi definitivamente di Matteo Renzi e chi difende strenuamente il fortino del giovane leader, che frenano qualunque ipotesi di riscossa e prospettiva futura.
Renzi sì, Renzi no, bisogna decidersi e trarne le conseguenze. Inutile lasciar credere che alla fine lo scopo di tutti sia quello di restare insieme, se insieme non si può stare. Insomma, sembra chiaro sia necessaria un’ultima scissione, renziani e antirenziani ognuno per la sua strada e amici come prima, chissà che non capiti di incrociarsi più avanti. Andrea Orlando, uno dei più accesi promotori della fronda all’uomo di Rignano, non perde occasione per assestare qualche stoccata velenosa al suo avversario principale. Ieri se l’è presa con la riunione a casa del capogruppo al Senato Marcucci dei vertici del “giglio magico”, alla presenza del capo, della Boschi, Lotti, Bonifazi e Orfini, sferrando un duro attacco.
“Renzi deve decidere: se ritiene che la colpa della sconfitta non è la sua, ma mia o dei cambiamenti climatici, può decidere di ritirare le dimissioni e continuare a esercitare il suo mandato” ha detto il ministro della Giustizia lasciando Palazzo Chigi. “Se, invece – ha proseguito – Renzi si assume come ha detto una quota significativa di responsabilità e ne trae come conseguenza di arrivare alle dimissioni deve consentire a chi pro tempore ha avuto l’incarico di poterlo esercitare. Altrimenti non riparte l’iniziativa, il dibattito e la ripresa del rapporto del Pd con la società. Su questo, credo, si debba fare chiarezza e la riunione di ieri di Renzi su questo punto non contribuisce”.
Un nervosismo quello di Orlando che fa il paio con la solita acidità in salsa buonista dell’altro campione della minoranza, Gianni Cuperlo che a Omnibus di La7 è ritornato sullo stesso argomento: come far fuori l’indomito ‘rottamatore’. “Non sono stupito – ha detto – ma preoccupato. Alla luce della riunione che si è svolta ieri, e lo dico con profondo rispetto nei confronti dell’ex segretario del mio partito di cui ho apprezzato l’atto di responsabilità e la presa d’atto della sconfitta con le dimissioni conseguenti, se Renzi ha cambiato idea e pensa di dover svolgere e assolvere un ruolo e una funzione politica di direzione in questa comunità anche dopo il 4 marzo, ha una via primaria: ritirare le dimissioni, presentarsi all’assemblea del 21 aprile e chiedere a quell’assemblea che si rinnovi la fiducia nella sua persona e nella sua leadership”. Parole di buon senso in fondo, ma che fanno a pugni con la Politica. E questo Cuperlo lo sa bene.
All’Assemblea del 21 aprile, Maurizio Martina, l’attuale reggente del partito si è candidato al ruolo di segretario, una mossa che non è piaciuta all’ex premier il quale teme che intorno a lui possa saldarsi l’alleanza dei ‘dialoganti’ guidata da Franceschini e lo stesso Orlando, producendo una frattura insanabile che lo costringerebbe a dare fuoco alle polveri e andare allo scontro frontale con l’obiettivo di non fare prigionieri. Intanto c’è il nodo primarie da sciogliere, nel senso che nello statuto è scritto che il segretario venga scelto con questo strumento. Lo ha ricordato in un post su Fb l’ex senatrice Graziella Pagano. “Il segretario del Pd deve essere eletto con le Primarie – ha scritto – Mi dispiace. Ma, piaccia o no, è il tratto identitario di questo partito. E credo che vada tutelato. Il 21 deve essere chiaro che si eleggerà un pro tempore”.
Un tema che abilmente i notabili tutti del partito svicolano, applicandosi su dichiarazioni ad effetto e cervellotiche bizantinerie mediatiche. Di primarie nessuno parla eppure dovrebbe essere l’argomento principe di qualsiasi discussione. Ma tant’è. Le truppe sono ormai schierate a difesa delle proprie posizioni in attesa dello scontro finale. C’è solo da stabilire quando avverrà.