

di Peppe Papa
Il fronte Repubblicano, da contrapporre alla deriva sovranista-populista in cui è finito il Paese, è nato già morto.
Tante ricette, tante idee e distinguo, la solita fiera delle vanità senza costrutto utile solo a farsi del male, la sfida a chi è più intelligente, chiacchiere in quantità e niente costrutto. Non poteva che finire con il “bambino ucciso nella culla”.
Sarà difficile, infatti, che dal gran calderone in ebollizione della sinistra italiana venga fuori una iniziativa capace di mettere insieme tutte le menti brillanti che la compongono. Serve rassegnarsi al momento, anche perché Lega e M5S, giocano la loro partita della vita e hanno il pallino in mano. Possono decidere di dare vita a un governo, rispettando le indicazioni del Colle, oppure di andare nuovamente ad elezioni a breve, sicuri di uscirne rafforzati. C’è poco da fare, insomma, soprattutto se si viene da una batosta elettorale dalle proporzioni ‘bibliche’ ed è capitato che tutto intorno il mondo abbia cambiato i suoi paradigmi.
Il nodo, oggi, ruota tutto intorno a Matteo Renzi che, con Carlo Calenda, ha lanciato l’idea, appunto, del “Fronte”, vale a dire un unico listone che tenga insieme i “non populisti”, gli europeisti e i fedeli difensori della Carta. Subito, il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina si è affrettato a precisare che “fronte ampio” in luogo del repubblicano, rende meglio la sua connotazione “progressista e socialdemocratica” e che, ovviamente, “guarda a sinistra e a tre liste alleate: oltre al Pd, una lista di sinistra e un’altra europeista” alla cuin guida, tanto per esser chiari, sarà chiamato Paolo Gentiloni il quale, tra l’altro, nei sondaggi continua ad essere il politico più gradito dagli italiani.
Intanto da LeU hanno fatto sapere per bocca di Pierluigi Bersani di essere contrari a unioni politiche che siano “semplicemente la rivincita di Renzi” e che venerdì in piazza Santi Apostoli a Roma alla manifestazione contro i populisti e in difesa di Mattarella e della Costituzione convocata dal Pd, loro non ci saranno.
Inutile soffermarsi sulla dichiarata ostilità del segretario di Si, Frantoianni e quella del “Fassina chi?” a qualsiasi possibilità di intesa con i “fantocci del liberismo finanziario che sta affamando i popoli”.
Non c’è nulla da fare, i ‘repubblicani’ incrocino le dita e attendano tempi migliori nella speranza di contenere i danni, oppure convincano l’ex premier a prendersi una lunga vacanza possibilmente fuori dall’Europa. Renzi stesso, a questo punto, non può che fare i conti con quel che resta finora della sua parabola politica e si decida, sempre che non sia attratto dalla prospettiva davvero di una ‘defatigante’ vacanza, di passare all’attacco. Smettendola, nel caso, di promettere di “giocare da mediano”, sapendo che nessuno gli crede e dandosi da fare per mettere “in marcia” il suo movimento. Subito e non alla Leopolda di ottobre, quando potrebbe essere troppo tardi.