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Amedeo Laboccetta torna in parlamento: delinquente o uomo delle istituzioni? Sicuramente ha talento!

di Peppe Papa

Amedeo Laboccetta torna a Montecitorio, suo malgrado (si fa per dire), in sostituzione, come primo dei non eletti del Pdl nel 2013, di Raffaele Calabrò dimessosi perché nominato Rettore dell’Università Campus Biomedico di Roma. Un incarico prestigioso che premia una carriera professionale (cardiologo) di primo livello, interrotta dalla parentesi legata all’impegno politico in Forza Italia e poi nel Pdl anche esso ai massimi livelli, e che ora ha deciso di porre fine ritornando alla sua originaria passione. Così per Laboccetta, inaspettatamente – ma non ci giuriamo conoscendo il personaggio in questione – si sono riaperte le porte del parlamento, appena dopo quelle chiuse alle spalle del carcere di Regina Coeli. Un bel salto non c’è che dire. Ma come si sa, la fortuna aiuta gli audaci, e audace “Amedeo nostro” come lo chiamano gli amici più intimi lo è sempre stato, con fortuna annessa. E’ dall’età di 16 anni, adesso ne ha 69, che è in politica e non risulta abbia mai fatto altro seriamente, cominciando la sua corsa nel Fronte della Gioventù e poi nel Msi legato all’ex repubblichino, Pino Romualdi, per approdare infine, via Alleanza Nazionale alla corte di Gianfranco Fini di cui è stato un fedelissimo. Finché le cose per l’ex presidente della Camera non hanno preso una brutta piega. Storie di frequentazioni ‘poco consone’ per un uomo delle istituzioni cui, tra l’altro, Laboccetta non era estraneo, fino all’arresto il 13 dicembre scorso insieme all’imprenditore internazionale nel settore delle slot machine, Francesco Corallo, figlio di Tanino Corallo,” il primo catanese a fondare un Casinò ai Caraibi (cit. La Sicilia)”, e ritenuto dalla Dea (Druf Enforcemente Agency) degli Stati Uniti in “elevata posizione” nel clan mafioso Santapaola e per anni nella lista dei super ricercati dell’Interpol. L’accusa è quella di far parte di un’associazione a delinquere internazionale che ricicla in tutto il mondo i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco online e video-lottery per centinai di milioni, un’inchiesta, guarda il caso, in cui sono coinvolti Sergio e Giancarlo Tulliani, rispettivamente suocero e cognato proprio di Fini. Ovviamente sarà la magistratura a tirare le somme e vedremo come andrà a finire, resta il fatto che Laboccetta, nonostante l’indignazione dei grillini che hanno gridato allo scandalo con tentativo di aggressione da parte del più ruvido dei loro, Di Battista in Transatlantico e il voto contrario alle dimissioni di Calabrò per impedirne l’avvicendamento, da parte degli amici di merenda di una volta di Fdi. La legge parla chiaro, inutile impiantare una gazzara come quella dei 5Stelle o spaccare il capello come hanno provato a fare Meloni&C solo per lanciare un segnale al loro elettorato, Laboccetta ha tutto il diritto di sedere tra gli scranni della Camera. In fondo se lo merita, navigare nel mare in tempesta e raggiungere il porto, non è cosa da poco, ci vuole talento. E ad “Amedeo nostro” non manca.

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