“Guardare negli occhi la città”: la sfida dell’ex sindaco a Manfredi e Maresca
Giugno 14, 2021
La rivolta dei Cinquestelle napoletani approda in parlamento, Fico nel mirino: “Bugiardo e sleale”
Giugno 19, 2021

Effetto amministrative: renziani e Italia Viva, separati in casa

Renziano, o di Italia Viva? Sono in molti a precisare la differenza. Non è la stessa cosa. Le elezioni di ottobre sollevano il caso e aprono una crepa

di Peppe Papa

Renziano, o di Italia Viva? Sono in molti a precisare la differenza. Non è la stessa cosa. Se il primo è fedele e condivide il sistema di valori e la visione politica del Capo, per l’altro il partito è l’apparato che fornisce personale politico alla bisogna con la possibilità di gestire in proprio uno strapuntino di potere.

Sono due anime che spesso confliggono, soprattutto sui territori, dove emergono le differenze di approccio e finisce spesso a pesci in faccia.

Come sta succedendo a proposito dei posizionamenti, in vista delle elezioni amministrative di ottobre, in migliaia di Comuni e nelle principali metropoli del Paese.

Ognuno va per proprio conto, Italia Viva da una parte, i renziani da un’altra e sono reciproche accuse. Sta di fatto che il partito, l’organizzazione formatasi spontaneamente, senza avere mai ricevuto la bollinatura di qualcosa che assomigli a un congresso (la Leopolda fa storia a sé), finisce per essere composto da un gruppo dirigente locale nominato da Roma.

Dicono che sia Renzi in persona a decidere, ma i renziani non ci credono e perciò si sentono in diritto, quando è il caso, di non adeguarsi alla linea. Succede pertanto che a Bologna si fa una cosa, a Roma un’altra, a Milano, Torino e Napoli un’altra ancora. In una città si va da soli, nell’altra insieme a Calenda e contro il Pd, poi magari con il Pd e gli odiati 5Stelle di Conte.

Una baraonda che marca la distanza tra Matteo Renzi e la creatura che ha creato, affidata per le pratiche correnti a un gruppo stretto di fidati amici: Maria Elena Boschi, Francesco Bonifazi, il “turborenziano” della Capitale, Luciano Nobili con Roberto Giachetti, Ettore Rosato, Davide Faraone, Ivan Scalfarotto e Teresa Bellanova.

Gli unici a condividere con il leader le sue strategie, i primi ad esserne informati. Con gli altri, invece, silenzio assoluto, tenuti all’oscuro di tutto messi al corrente solo a cose fatte, come quando fu deciso di ritirare la delegazione dal governo Conte II. C’era chi tra loro chiedeva notizie ai giornalisti.

Uno come Luigi Marattin, per dire, pur occupando uno spazio di rilievo come mente economica del gruppo alla Camera, non nasconde una certa insofferenza.

A marzo scorso uscì da tutte le chat del partito, “mi era impazzito il cellulare, lo giuro” si giustificò, ciò nonostante fu l’occasione per precisare che lui era uno di quelli che da tempo denunciava i problemi di Italia Viva: “Mancanza di organizzazione e di prospettiva politica, non per questo mi sento un eretico”.

E c’è chi apertamente, come l’ipercritico parlamentare, Camillo D’Alessandro, dato perennemente sul piede di partenza, che chiede insistentemente la celebrazione di un congresso, “per capire con chi stiamo e dove andiamo”. Insomma, cose di partito, dinamiche normali, cui Renzi non sembra per niente interessato e lascia fare.

Viaggia per la sua strada, prossima partita l’elezione al Colle, poi la questione della segreteria generale della Nato, il suo vero obiettivo racconta chi lo conosce bene. Sulle amministrative di ottobre ha di proposito evitato di mettere becco se non in maniera marginale, come d’altronde aveva annunciato all’assemblea nazionale: “Ragazzi, sono pronto a un passo indietro. Ci sto pensando”.

Quindi in periferia si è scatenato il circo della ‘politique politicienne’ e l’esplosione del dissenso interno, con la sfida a chi è più renziano dei renziani, mentre Italia Viva, che è poi la nave che tiene a galla tutti, procede a macchia di leopardo seguendo interessi divergenti. Niente di nuovo. Anche se la crepa che si aperta è molto seria e proprio i risultati delle urne di ottobre potrebbero trasformarla in una frana.

2 Comments

  1. paola spica ha detto:

    Sono d’accordo. A Napoli Italia Viva appoggia il candidato di Pd – 5stelle. A mio modesto avviso è
    mancato il coraggio di presentare un proprio candidato o sostenere Antonio Bassolino che è stato un ottimo Sindaco libero da condizionamenti politico di razza molto stimato da tanti cittadini. Bisogna avere il coraggio delle scelte come hanno fatto Calenda a Roma e la Conti a Bologna. Mi dispiace a Napoli si è fatta una scelta dall’alto che Italia Viva rischia di pagare perdendo consensi e credibilità.

  2. Donatella Girotto ha detto:

    Leggere queste notizie mi fa molto male . So che è nell ‘ ordina delle cose la possibilità di divergenze nei gruppi / associazioni / movimenti/ partiti , ma ritengo grave non si riconosca la leadership INDISCUTIBILE di Matteo Renzi in IV per le strategie messe in atto ,et patati et patata . È lui che garantisce contenuti e valori riformisti nella politica italiana . Ne ha dato prova ..!suvvia un po’ di razionalità, di fiducia,di superamento dei personalismi : è un momento difficile , attacchi da tutte le parti , ma dall,” interno ,no e poi no . Discutiamo ,ma senza divisioni . Cavolo ma allora ha ragione Travaglio ? Non ci posso credere . Avanti compatti con IV e il suo leader Matteo Renzi !!! Donatella

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *