

di Peppe Papa
Giusto il tempo di iniziare il suo primo tour elettorale per l’Italia, partendo da Napoli, che proprio dal capoluogo partenopeo è partita una bordata che potrebbe rimettere in discussione la legittimità di Giuseppe Conte a guidare il M5S.
E’ pronto il ricorso di alcuni militanti storici del Movimento, cui hanno aderito decine di attivisti da tutto il Paese, che impugna, oltre allo statuto, anche la votazione che ha proclamato l’ex premier presidente dei Cinquestelle.
Sarà depositato nei prossimi giorni a Napoli dall’avvocato Lorenzo Borrè avvalendosi, per le spese legali, del sostegno economico garantito da una raccolta fondi in Rete attraverso la piattaforma Gofoundme, ispirata a una delle funzioni della piattaforma Rousseau intitolata appunto “Attivisti vs dirigenti M5S”.
I dissidenti, o per meglio dire gli ex grillini dato che nel frattempo hanno presentato una loro lista e un proprio candidato alle prossime elezioni amministrative, hanno spiegato che l’iniziativa è nata “a seguito della deriva verticistica che ha portato ad accantonare le regole e i principi fondanti del M5S, con conseguente sospensione della democrazia interna”.
E’ storia vecchia, iniziata appena da Roma fu annunciato l’accordo per la candidatura di Gaetano Manfredi e la conseguente intesa con il Pd a fare coalizione insieme, l’esperimento politico di un’alleanza strutturale in proiezione 2023. Immediatamente si scatenò la rivolta.
A capeggiarla diversi pezzi da novanta del mondo pentastellato locale a cominciare da Matteo Brambilla, capogruppo uscente e candidato sindaco alla prossima tornata, la consigliere regionale Marì Muscarà e le facce più note dell’attivismo di lungo corso napoletano come quelle di Steven Hutchinson, Minola Fusco, Salvatore Morra, Stefano Capizzi e Giuseppe Rondelli.
Sulla carta dovrebbero contare su un bel gruzzolo di voti, in città non si è spento l’eco delle parole d’ordine del Movimento dei primordi, c’è gente che ancora ci crede anche se non sono più la moltitudine dei bei tempi andati. Certamente non sarà indifferente il danno che arrecheranno alla coalizione di centrosinistra che, addirittura, vagheggia di vittoria al primo turno.
Per il presidente Cinquestelle, che sulla faccenda ha finora ostentato indifferenza, il problema è molto più serio di quanto vuole farlo apparire, l’azione legale appare articolata e fondata su elementi probanti. Primo fra tutti, sottolineano i ricorrenti “il mancato raggiungimento del quorum della ‘metà degli iscritti’ per l’approvazione del nuovo statuto”.
Poi la “non iscrizione di Conte al M5S” confermata dal fatto affermano che “il 17 luglio 2021 (lo stesso giorno in cui sono state indette le votazioni per l’approvazione proprio dello statuto), il reggente Vito Crimi ha chiesto all’Associazione Rousseau di effettuare l’iscrizione, adempimento mai ottemperato da detta Associazione”.
Infine, “la nullità della clausola statutaria che prevede l’eleggibilità del solo Conte, l’esclusione dal diritto di voto degli iscritti da meno di sei mesi e la pubblicazione della convocazione su una piattaforma ignota alla maggioranza degli iscritti”.
Ce n’è abbastanza, dunque, per creare nuovi grattacapi all’avvocato di Voltura Appula al quale, se continua così, verranno presto i capelli bianchi. Soprattutto se la tornata elettorale per le comunali rappresenterà, come prevedono le agenzie demoscopiche più accreditate, una débàcle per il Movimento e l’inizio certificato di avere imboccato la via del tramonto.