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Legge sull’omofobia: Renzi rilancia, Salvini va a vedere, il Pd ‘zittisce’ imbarazzato

Matteo chiama, l’altro Matteo a stretto giro risponde, a sottolineare un’intesa giocata tutta in chiave Quirinale (Berlusconi non c’entra) e che tanto irrita i dem

di Peppe Papa

Matteo chiama, l’altro Matteo a stretto giro risponde, a sottolineare un’intesa giocata tutta in chiave Quirinale (Berlusconi non c’entra) e che tanto irrita il Pd minacciato nel ruolo del mazziere che distribuisce le carte, ma costretto sulla difensiva, tra l’indignazione e l’invettiva.

Nei giorni scorsi in Senato i due, Renzi e Salvini, hanno mandato sotto il governo su un emendamento riguardante il numero di posti occupabili sui bus turistici, scatenando gli strali di dem, Cinquestelle e sinistra-sinistra con l’accusa feroce di tradimento e, in particolare al leader di Iv, di essersi venduto al nemico.

Oggi nuova puntata e questa volta su un tema caldo, il ddl Zan e la possibilità di superarne il fallimento, con la proposta di rimettere mano alla legge Scalfarotto apportando solo alcune correzioni.

Con un post su Fb è stato Renzi ha lanciare la ‘provocazione’: “Con Ivan Scalfarotto abbiamo presentato la nostra semplice proposta per superare il fallimento della Zan. Un semplice articolo per allargare le tutele della Legge Mancino ai casi di omofobia, transfobia, abilismo. Chi vuole la legge firma l’emendamento Scalfarotto, chi preferisce il chiacchiericcio continui pure ad attaccarci”.

Insomma, vediamo chi fa sul serio, chi vuole davvero tutelare i diritti, o chi invece è pronto alla solita manfrina come quella scatenata a Palazzo Madama all’unico scopo di puntare il dito sull’infamia dei senatori renziani. Stesso concetto illustrato, più tardi dal palco della Leopolda 11, proprio dal sottosegretario agli Interni il quale, ha spiegato di chi fossero le responsabilità specifiche dell’affossamento della Zan, di chi “sapeva che si sarebbe andati a perdere”.

Hanno dato la colpa a noi – ha sottolineato – ma il gruppo 5s per l’elezione del loro capogruppo si è diviso 36 a 36 e vogliono farci credere che hanno votato tutti nello stesso modo? Se non bastasse il pallottoliere – ha aggiunto – lo capiremo dalla politica se qualcuno ha ancora voglia di occuparsene“.

Infine ha precisato i termini dell’idea lanciata dal Capo tesa a ribaltare l’approccio al problema. “Invece di individuare il reato sulle caratteristiche della vittima – ha detto – guardiamo al movente del reato. Così si tolgono le parole oggetto di discussione e si porta la legge a casa facendo avanzare questo Paese e non tenendolo fermo”, ha concluso.

Ragionevole, se non ci fossero retropensieri. Cui ha mostrato di non dare peso il Capitano leghista che, come dicevamo, ha immediatamente dato il suo via libera dimostrando di non avere nessuna resistenza a discutere apertamente senza preclusioni pur di portare a casa un risultato. Su twitter Salvini, pur senza citare direttamente l’input proveniente da Iv, è intervenuto deciso sull’argomento.

Aumentare le pene per chi discrimina, offende o aggredisce in base all’orientamento sessuale? Per me si può votare anche domani, – ha scritto – tanto che esiste una proposta di legge a mia firma in Senato. Se non si tirano in ballo i bambini, la libertà educativa e la libertà di pensiero, la legge si vota in due minuti”. In pratica, si può fare, in fondo la posizione non è molto diversa da quella sostenuta in merito al ddl Zan e condivisa con la stessa Iv.

Per il momento dal Pd nessuna presa di posizione ufficiale, sono ancora fresche le dichiarazioni al veleno di questi giorni sul senatore di Rignano e il suo partito, l’insistenza a considerarlo una presenza estranea nel centrosinistra e spingerlo a destra là dove ritengono sia la sua vera casa. Sarebbe imbarazzante cambiare registro e dare retta all’odiato ex segretario.

Naturalmente, tutto questo a scapito della politica, che mai come in questo momento, con l’elezione del nuovo Capo dello Stato alle porte e una complicata ripresa del Paese ancora in piena emergenza sanitaria, avrebbe bisogno di serietà, visione e capacità di confronto. Forse è troppo per Letta e l’attuale classe dirigente che lo circonda.

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