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Opzione terzo polo: mentre Calenda ‘cazzeggia’ con Letta, Renzi fa politica

Mentre il segretario Pd e quello di Azione continuano nel teatrino dell’alleanza sì, alleanza no, Renzi ha già deciso come affrontare la campagna elettorale che per lui e il suo partito può essere fatale

di Peppe Papa

Mentre Letta e Calenda continuano nel teatrino dell’alleanza sì, alleanza no, Renzi, uno dei pochi rimasti a fare politica, ha già deciso come affrontare la campagna elettorale che per lui e il suo partito Iv può essere fatale.

O si fa il terzo polo, oppure si va da soli, costi quel che costi, puntando nella difficile impresa, stando ai sondaggi, di conquistare almeno il 5% dei consensi.

Ha capito, insomma, che non è possibile tenere insieme quello che non si può tenere insieme e non solo per una questione di programmi, liste, spartizioni di collegi o cose del genere. Ma dalla mancanza di visione comune, di cultura politica, di idee e prospettive per il futuro del Paese.

E’ una follia, in poche parole, immaginare di sedersi allo stesso tavolo con quelli come Fratoianni, leader di Sinistra italiana, che candidamente in televisione ancora ieri sera dichiarava che all’agenda Draghi lui preferisce “quella Greta.

Il terzo polo, ovviamente, sarebbe l’opzione favorita, persuaso che ci sia uno spazio di attenzione, confermato dalle rivelazioni demoscopiche, di oltre il 10% di elettorato disposto a dare credito a una iniziativa in tale direzione. Tocca solo darsi da fare.

Ma Calenda, che dovrebbe essere l’interlocutore principale, traccheggia, aspettando che il segretario del Pd, sia lui a mandarlo definitivamente a quel paese.

Pare comunque che si vedano domani in tarda mattinata, dopo una giornata passata all’insegna di ammiccamenti e scambi d’accuse reciproche sul perché del mancato accordo.

Da quel che si è capito, se fosse per Calenda, l’interlocuzione sarebbe già saltata, ma la componente di +Europa che è poi quella che fornisce il simbolo per evitare la raccolta firme propedeutica alla presentazione della lista, il Pd non lo vuole mollare.

Emma Bonino è stata chiara sull’argomento, invitando il capo di Azione e quello del Pd a “farsi una doccia fredda” per sbollire il nervosismo dopo il botta e risposta tra i due arrivato oggi quasi al punto di rottura.

Tuttavia non sembra ci siano molte possibilità che l’intesa si chiuda, troppe distanze, in caso contrario sarebbe un miracolo.

Renzi, intanto, resta alla finestra, per lui le porte del Pd sono sbarrate, dalla base ai vertici del partito il gradimento alla sua persona viaggia intorno all’1%, ha contro i nemici di sempre, gli ex Ds per intenderci. Un dato di fatto che ha accettato di buon grado, in fondo ne è sempre stato consapevole, resta però a suo vantaggio la possibilità di giocare la partita senza condizionamenti.

Puntare a rompere lo schema tanto caro a Letta e Meloni, “o di qui o di là, rubando a entrambi i voti di chi non si sente rappresentato da questo aut aut, è un’impresa che può riuscire, basta crederci. Ma ci vogliono gli attributi e chi ce li ha deve mostrarli, senza tanti tentennamenti, adesso è il momento.

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