

di Peppe Papa
Carlo Calenda straparla e presta ingenuamente il fianco agli avversari che non aspettano altro di poterlo infilzare. Con tutti i mezzi a disposizione è una dichiarazione continua e ogni tanto ci scappa la gaffe che mette in difficoltà il fronte dei riformisti del ‘terzo polo’. Non bada a quel che dice, insomma, preso dall’ansia di comunicare e catturare l’attenzione, costi quel che costi.
L’ultima uscita, a favore di telecamera, è stata l’apertura alla possibilità che, in un ipotetico governo di unità nazionale, entri a farne parte anche Giorgia Meloni. “Non farò un’alleanza con il Pd, altrimenti l’avrei fatta prima – ha detto – ma vorrei fare un governo di larga coalizione che pacifichi l’Italia e mi auguro che ci sia anche Giorgia Meloni”.
Per carità, niente da eccepire casomai se ne presentasse l’occasione, rappresenterebbe una scelta all’insegna del pragmatismo che spalancherebbe nuovamente le porte di Palazzo Chigi a Mario Draghi, ma in piena campagna elettorale asserire una cosa del genere è quanto meno maldestro, come dire: fatemi del male.
E infatti, non ha dovuto aspettare molto. “Calenda fa quello che crede, ovviamente. Mi sembra che si sia chiarito che il Terzo Polo guarda a destra – ne ha approfittato con una certa ironia il segretario del Pd, Enrico Letta a Villa Filippina a Palermo, parlando con i giornalisti – questa è la conferma di quello che noi diciamo e cioè che chi vuole battere la destra ha un solo voto utile che è quello per il centrosinistra”.
Nel frattempo non ha tardato a farsi sentire il leader dei Cinquestelle, Giuseppe Conte al quale non è sembrato vero ricevere un assist tanto ghiotto per la sua difficile campagna elettorale, permettendogli di fare lo ‘schizzinoso’ interrompendo, a priori, qualsiasi ipotesi di grande coalizione.
“Nonostante il voto dei cittadini già si prefigurano governi di salute pubblica. Della serie, non vi preoccupate che poi ci pensiamo noi specialisti della gestione del potere”, ha sottolineato. Poi, il comodo affondo: “Assicuro ai cittadini che noi non ci saremo, noi porteremo avanti il nostro programma costi quel che costi”.
Infine l’ex ‘amico’ di Più Europa, Benedetto della Vedova a margine della presentazione dei candidati a Milano che ha liquidato la faccenda incredulo: “Fratelli d’Italia sul serio? Un governo con Meloni non lo capisco, non ha senso. Ha senso per loro, per lui. Per me no”.
E sarebbe continuato così, su questi i toni, il fuoco di fila delle dichiarazioni, se non fosse intervenuto un comunicato di precisazione di Azione che sostanzialmente contraddiceva quando detto dal proprio capo e frontman della coalizione.
“La posizione di Calenda è sempre la stessa – hanno spiegato – lavorare con serietà a un governo di unità nazionale possibilmente guidato da Mario Draghi all’insegna dei valori occidentali di libertà, tolleranza ed europeismo. Un governo di patriottismo repubblicano. Non c’è quindi spazio per un governo politico con sovranisti e populisti di qualsiasi tipo”.
Chi non sembra battere ciglio, ma dicono sia preoccupato del protagonismo a perdere del suo ex Ministro, è Matteo Renzi che mantiene la promessa di stare un passo indietro a Calenda facendo il suo senza clamori, il quale l’ha buttata sul ridere.
“Giorgia Meloni spaventa?”, gli hanno chiesto a ‘Zona bianca’ su Rete 4. “No – ha risposto – secondo me la Meloni non attenta alla libertà e alla democrazia di nessuno, se viene votata è giusto. Ma attenti al portafoglio, l’economia ha bisogno di chi non sfascia i conti”. Sperando, intanto, che Carlo stia un po’ più attento la prossima volta.