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Prove di dialogo Pd-Terzo Polo, scendono in campo Renzi e Franceschini

Accordo sulle nomine degli organismi di garanzia assegnate all’opposizione e le elezioni regionali nel Lazio, fatti fuori i Cinquestelle. L’ex ministro della Cultura eletto presidente della Giunta delle Elezioni e delle immunità del Senato, Copasir e Vigilanza Rai invece per Guerini e Boschi

di Peppe Papa

Prove di dialogo tra Pd e Terzo Polo, se sarà vera intesa si vedrà. Intanto sembra cambiato il clima tra le due forze politiche, una distensione che in queste ore si sta concretizzando in un accordo per le nomine degli organismi interni di Camera e Senato e le elezioni regionali nel Lazio, dove condivideranno lo stesso candidato, tenendo fuori, questo il dato politico più importante, il M5S.

Non a caso sono scesi in campo i ‘pesi massimi’. Matteo Renzi e Dario Franceschini, stanno provando a chiudere il cerchio e dare all’intesa le gambe per camminare. L’ex ministro della Cultura, intanto, ne è stato il primo beneficiario, aggiudicandosi in maniera pressoché plebiscitaria (18 voti su 19, il suo) la presidenza per la giunta delle Elezioni e delle Immunità del Senato.

Restano da assegnare quella della Giunta per le autorizzazioni, dove dovrebbe andare Enrico Costa di Azione, la guida del Copasir, destinata a Lorenzo Guerini ex ministro della Difesa e leader della corrente di Base riformista (gli ex renziani rimasti nel Pd), la Vigilanza Rai, che è la nomina su cui ci sarà la verifica sulla serietà dell’intesa, che dovrebbe andare a Maria Elena Boschi.

Allo stesso posto aspirano i Cinquestelle, con Alessandra Todde o Chiara Appendino, come componente di chiaro peso nell’opposizione il posto gli spetterebbe di diritto, ma lo sgarbo sembra deciso, la politica fa il suo corso e finalmente nei dem qualcuno si è deciso a rompere il filo con Conte e i suoi.

La decisione di correre per la Regione Lazio con Alessio D’Amato, l’assessore alla Sanità della Pisana, del quale Calenda aveva espressamente chiesto la candidatura apertamente avversata dai grillini, ha rappresentato il cambio di passo e la ripresa dell’iniziativa dopo il torpore seguito alla sconfitta elettorale. Insomma, basta stare fermi.

Enrico Letta, il segretario dei Democratici, ha capito che il congresso di rifondazione non poteva essere celebrato in modalità Soviet e che bisognava accelerare le procedure.

Entro massimo fine gennaio, dunque, si devono svolgere le primarie per eleggere il nuovo leader, sperando nel frattempo che qualcuno non si metta di traverso a complicare il proprio ‘passo di addio‘.

Sabato l’assemblea nazionale dovrebbe approvare il suo programma, anche se non mancano, come sempre, le tensioni che potrebbero stravolgere all’ultimo momento ogni previsione. Certo, per il Pd sembra veramente l’ultima spiaggia per dare un senso alla propria storia.

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