

di Peppe Papa
Facciamoci del male, il Pd in piena modalità ‘Tafazzi’. Il segretario che si è stufato di mediare con le correnti e pronto a dimettersi, l’Assemblea nazionale per il congresso organizzata con i piedi e contestata, la sfida per le regionali di Lazio e Lombardia affidata alle combriccole locali, offrono la cifra dell’agonia Dem.
Enrico Letta pare abbia perso la pazienza e all’Assemblea nazionale in programma sabato prossimo per stabilire le nuove regole del congresso e la data delle primarie, potrebbe annunciare l’addio, anche se dal Nazareno hanno smentito.
“In queste ore il segretario – hanno precisato in una nota – è completamente assorbito dall’impegno a presentare in Assemblea nazionale una soluzione che superi le attuali complessità regolamentari e statutarie e consenta lo svolgimento con successo del congresso”
Sarà, ma sta di fatto che finora le ha provate tutte, senza successo, constatando amaramente che mettere insieme le varie anime del partito è un’impresa pressoché impossibile al momento, tutto lascia pensare di essere destinati più prima che poi, a schiantarsi definitivamente.
Nel frattempo, i due appuntamenti più importanti dopo la mortificante sconfitta alle elezioni politiche, cioè il voto per il governo delle due principali amministrazioni regionali italiane, ha mostrato le crepe profonde di un partito allo sbando.
Alessio D’amato, l’assessore uscente alla Sanità della giunta Zingaretti, forte di un importante credito personale per le sue capacità di far fronte all’emergenza pandemica nel Lazio, ma inviso ad alcuni maggiorenti del partito, ha rotto gli indugi è ha proposto la sua candidatura a prescindere dalle paturnie di chi ancora insegue il M5S, accogliendo, anzi, l’invito di Carlo Calenda che gli ha assicurato l’appoggio del Terzo Polo.
E poche ore fa a Milano è stata ufficializzata, alla fine di una riunione a cui hanno partecipato i rappresentanti della coalizione di centrosinistra, la discesa in campo dell’europarlamentare, Pierfrancesco Majorino. Dunque, niente primarie, come si era paventato, ma soprattutto “no assoluto” alla possibilità di avere qualcosa da spartire con Letizia Moratti, Renzi e il leader di Azione. Meglio perdere.
Insomma, ognuno fa un po’ come gli pare, con l’unico risultato finale di andare incontro a una nuova débàcle che questa volta potrebbe essere fatale e il nuovo segretario, che uscirà dal congresso che prima o poi si farà, costretto a ripartire dalle macerie, Pur se non è detto che sarebbe una sventura.