

di Peppe Papa
In Emilia-Romagna si piangono i morti e si assiste sgomenti al disastro delle alluvioni che l’hanno colpita con furia, nel frattempo a Roma si accende lo scontro politico. Palazzo Chigi ha deciso di rispolverare “Casa Italia”, il progetto lanciato dall’esecutivo Renzi nel 2017 per promuovere la sicurezza del Paese in caso di rischi naturali, riattivando le due unità di missione cancellate dal governo giallo-verde di Lega e M5S.
L’ammissione che il leader Pd di allora aveva visto giusto e che era stato un errore fare tabula rasa di una iniziativa dal respiro lungo, destinato a mettere in sicurezza il fragile territorio nazionale, a prescindere da chi avesse guidato il Paese negli anni a venire.
Un merito che Renzi non ha mancato di rivendicare, approfittandone per attaccare Giuseppe Conte, all’epoca presidente del Consiglio e attuale capo dei Cinquestelle.
“Provo rabbia per chi ha chiuso l’unità di missione sul dissesto idrogeologico – ha scritto sulla sua enews – Ormai lo stanno riconoscendo tutti, dopo anni di silenzio, il lavoro che avevamo fatto insieme a Erasmo d’Angeli e Renzo Piano per impostare una strategia di prevenzione. Un lavoro serio che è stato chiuso per motivi squallidi dal primo governo Conte”.
Un attacco frontale al quale, come prevedibile, l’avvocato ‘stellato’ ha accuratamente evitato di rispondere per non prestare il fianco a una polemica che avrebbe potuto giocare solo sulla difensiva e, presumibilmente, a suo discapito.
Meglio tacere, dunque, anche se avrebbe potuto evocare, a propria discolpa, i non eccezionali risultati centrati dal ‘Piano’ renziano.
Lungaggini burocratiche, la caduta del governo, l’approdo di Paolo Gentiloni al suo posto, con il risultato modesto dell’avvio di una decina di cantieri e lo stanziamento di 25 milioni di euro “per sperimentare sul territorio metodi diagnostici e soluzioni progettuali innovative”. Campa cavallo.
Insomma, non proprio una medaglia da appuntarsi al petto, pur se ispirata dalle migliori intenzioni.
Puntuale, visto il tentativo di mettere la sordina alla rivendicazione dell’ex premier, è partita la propaganda social dei suoi che hanno fatto girare il video profetico dell’intervento, all’epoca del fattaccio, del leader in Senato.
“Certe scelte, incidono e incideranno sul futuro delle nostre storie e delle nostre vite – furono le sue parole – Mi auguro, dal profondo del cuore che non sia nei prossimi mesi il vostro primo rimpianto”.
Nessuno ha avuto niente da ridire, nessuno ha provato a contraddirne la narrazione, nessuno gli ha puntato il dito contro, lasciandogli la possibilità di segnare un punto a suo favore. “E’ troppo antipatico – avranno pensato – perché qualcuno si ricordi della faccenda”. Ignorarlo, ecco quel che serve. Sperando che funzioni.