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“New York solo andata”, il sogno americano in versione contemporanea

Presentato al Blu di Prussia a Napoli il docufilm di Davide Ippolito che racconta la storia dei tanti italiani approdati nella Grande Mela, non come una volta per sfuggire alla miseria, ma per mettersi in discussione affrontando l’ignoto inseguendo una propria personale ambizione

di Serena Cirillo

L’emozione che pervade gli spettatori mentre guardano il docu-film “New York solo andata” colpisce anche chi non ha alle spalle storie di emigrazione o, in un modo o nell’altro, è legato al sogno americano.

Le immagini della Grande Mela, estremamente suggestive e attraenti, romantiche e a volte struggenti, restano impresse negli occhi e nella mente dello spettatore suscitando nostalgia per chi conosce già la straordinaria città che non dorme mai, e desiderio per chi non l’ha mai visitata.

Queste e molte altre sono le sensazioni che si provano assistendo alla proiezione, tenutasi in anteprima presso la galleria Blu di Prussia, in via Filangieri a Napoli, giovedì scorso.

Nato da un’idea di Davide Ippolito, giovane imprenditore napoletano recatosi a New York due anni fa per affari, il film racconta il sogno americano in versione moderna, ora che gli immigrati italiani in America non sono più quelli appartenenti a classi sociali poco abbienti che vi approdavano in cerca di fortuna, o per sfuggire alla miseria.

Oggi, come afferma l’autore/regista in un’intervista, “ l’italiano che emigra a New York non scappa dalla disperazione, ma al contrario decide consapevolmente di uscire dalla sua ‘comfort zone’, di mettersi in discussione affrontando l’ignoto per ambizione, e comunque per realizzare un sogno”. Il sogno americano quindi resta, attuale più che mai, anche se con dei connotati diversi.

Ad introdurre la proiezione è stata la Console Generale degli Stati Uniti a Napoli Tracy Roberts-Pound, che ha parlato di quanto sia stato determinante l’apporto degli immigrati italiani di inizio ‘900 alla cultura americana, e la resilienza che gli stessi hanno dimostrato con grande coraggio e determinazione.

Ha citato solo alcuni degli innumerevoli americani illustri di origine italiana, il cui ricordo è rimasto indelebile nella storia del paese e il cui nome a volte è legato ad opere importanti, come nel caso di Fiorello La Guardia, eccellente e amatissimo sindaco di New York negli anni ’30-’40, a cui è intitolato un importante aeroporto.

La Console ha concluso dicendo che gli italiani continuano, incessantemente, ad offrire il loro talento agli Stati Uniti, contribuendo ad un’integrazione e mescolanza di culture proficua ed armonica.

Il film inizia con una panoramica attuale di Manhattan alternata a delle antiche immagini di Ellis Island, punto di arrivo degli emigranti del secolo scorso, in cui domina la Statua della Libertà, assurta a simbolo di riscatto, di libertà di realizzarsi, e di madre degli esuli.

La colonna sonora, jazz classico anni ’60, strumentale, accompagna le immagini di una suggestione unica, e viene interrotta solo da una voce narrante che recita una poesia sulla statua della Libertà: “Mandatemi loro, i senza tetto, gli scossi dalle tempeste, e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata”.

L’America è stata ricettacolo di tutti i derelitti d’Europa, polo attrattore dei diseredati ma coraggiosi e motivati, che hanno tratto dalla disperazione la forza di lottare con impegno per costruirsi un futuro migliore, costruendo così anche quello degli Stati Uniti, diventati la più grande potenza del pianeta grazie alla determinazione di tanti uomini ambizioni.

Dall’ambizione è nato il desiderio di confrontarsi con un mondo meritocratico che ha acceso la speranza e ha dato loro l’energia per superare gli enormi ostacoli. La stessa energia della città magica in cui tutti si sono rispecchiati, dalla classe operaia a quella dirigente, passando per artisti e intellettuali.

Nel documentario Davide Ippolito, col prezioso contributo del giornalista Mattia Iovane, ha raccolto le interviste fatte agli italiani immigrati a New York oggi, e tutti hanno un comune denominatore: il grande impegno profuso nella realizzazione del loro sogno americano.

Ne parla il barbiere di San Giorgio a Cremano, approdato nella Grande Mela senza un progetto preciso, senza conoscere la lingua, ma con tanta voglia di lavorare e realizzarsi, che ora è proprietario del miglior salone di Manhattan e sottolinea che in Usa nessuno ti regala niente, ma tutti premiano il lavoro.

Fa eco il professore universitario, la cui carriera è iniziata facendo il portiere in uno stabile di New York per mantenersi agli studi, colpito dal dinamismo del mercato del lavoro americano e le infinite possibilità che offre.

Infinite sono anche le strade nel campo dell’arte, come sostengono gli artisti intervistati parlando delle opportunità di esprimersi che hanno avuto in America pur da giovani sconosciuti. Intervistati anche il Direttore Generale della IBM e uno dei vertici dell’ICE, hanno entrambi hanno affermato che il loro percorso non è stato facile, citando aneddoti personali, però le loro fatiche sono state sempre ripagate.

Lamberto Dini, ex presidente del Consiglio dei Ministri italiano, raccontando la sua esperienza con due Presidenti degli Stati Uniti, ha sottolineato il rispetto che gli Americani hanno sempre avuto per la cultura e l’abilità degli italiani. Federico Rampini, editorialista da New York del Corriere della Sera, ha ricordato che anche Pasolini la definiva una città magica e si rammaricava di averla conosciuta tanto tardi.

Le testimonianze sono state numerose e tutte molto interessanti, utili a fornire un quadro ampio dell’immigrazione italiana in America oggi e del sogno americano. Dopo la visione al dibattito, moderato da Mattia Iovane, hanno preso parte Luigi Caramiello, sociologo, docente della Federico II, e Vito Grassi, vice presidente Confindustria.

Caramiello ha tracciato un interessante parallelo storico-politico tra Napoli e New York, spiegando il motivo per cui i meridionali, e in particolare i napoletani, sono tanto attratti da questa città. L’imprenditore Grassi ha raccontato la sua recente esperienza di lavoro con un’azienda newyorkese e i benefici che la sua società ne ha tratto. La serata si è conclusa tra gli applausi del pubblico che ha apprezzato molto il film, disponibile per tutti su Amazon prime a titolo gratuito.

6 Comments

  1. Valeria Iacobacci ha detto:

    New York è stata sempre meta di viaggi, obiettivo di artisti, intellettuali e simbolo di libertà, è talmente familiare nell’immaginario collettivo che sembra una casa della mente, una categoria della realtà. Ottima mostra, ottimo evento.

    • Serena Cirillo ha detto:

      Anche se è un argomento molto sfruttato,il docu-film che Davide Ippolito ha realizzato non è scontato e rapisce lo spettatore

    • Fabrizio ha detto:

      Sempre affascinante riscoprire le storie dei nostri avi che con coraggio e forza di volontà hanno affrontato un cambiamento così drastico nelle loro vite per inseguire il sogno di un futuro migliore.

  2. Armando ha detto:

    Serena come sempre una narrazione suggestiva. Articolo inoltre ricco di una informazioni puntuale e precisa. Grazie

  3. Enrico Cuomo ha detto:

    Come sempre un ottima descrizione.

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