

di Peppe Papa
Sono rimasti soli, non se lo aspettavano, mai avrebbero creduto che Più Europa e, soprattutto, Emma Bonino sarebbero scesi a patti con Matteo Renzi. Erano convinti che alla fine l’avrebbero spuntata a imporre il veto sull’odiato leader di Iv e costretto i radicali a fare squadra con loro di Azione.
Contavano sull’alleanza già sancita con il presidente del partito, Federico Pizzarotti deciso anche lui ad escludere i renziani dal cartello elettorale per le europee, fidando su un peso politico interno sovrastimato, come poi si è mostrato allo stato dell’arte, quando, contro il suo parere, è stato chiuso l’accordo proprio con Renzi.
Carlo Calenda e i suoi, dunque, sono rimasti spiazzati, costretti a fare i conti con una situazione che, al di là di una ostentata sicumera identitaria, non promette niente di buono. Andare da soli è una prospettiva infausta, altamente probabile restare fuori dai giochi, e anche fare marcia indietro, oltre l’imbarazzo, non è per niente facile.
Non sapendo ancora bene come muoversi per il momento mantengono il punto, mentre Pizzarotti ha provato a mettersi di traverso in un estremo tentativo di far cambiare idea ai vertici del partito di cui ‘fortuitamente’ si è trovato ad essere presidente. Ha fatto sapere di essere pronto a diffidare Più Europa e il segretario Riccardo Magi, dall’uso del simbolo nella lista.
Insomma, vorrebbe azzerare tutto rivolgendosi direttamente a Bonino: “Non posso cofirmare la lista comune, fermiamoci”. Ovviamente ha rispolverato il ‘caso’ Cuffaro che candiderebbe il genero nelle liste di Italia Viva, con toni degni di un ex grillino. “Emma – ha chiesto – come puoi accettare di compromettere Più Europa e la tua storia personale con un signore condannato a sette anni per favoreggiamento ai mafiosi?”.
Bonino che certo non è una che si fa dare lezioni da un Pizzarotti qualunque gli ha risposto caustica, giusto per fargli capire che aria tira: “Se è innamorato di Calenda, vada da lui”. E ha proseguito: “Bisognerebbe spiegare a Pizzarotti che una lista di scopo è una lista di scopo, se ancora non ha capito gli posso consigliare di leggere la Treccani”.
E a chi gli ha fatto notare che si tratta pur sempre del presidente del partito, ha risposto decisa a chiarire chi comanda: “Questo non cambia molto, una proposta politica non è un carcere”. Il che tradotto vuol dire che la porta è aperta, se vuole può andar via. Per quel che le riguarda, il discorso alleanze è chiuso, ognuno tragga le proprie conclusioni.
Il dato è tratto, non si torna indietro, per Pizzarotti insistere potrebbe significare giocarsi definitivamente la possibilità di approdare, come spererebbe, a Strasburgo. Mentre per Calenda e Azione, sarebbe rischiare la marginalità politica che metterebbe in seria difficoltà la tenuta interna del partito. Forse un ripensamento è possibile, basta solo trovare le parole per far finta di salvare la faccia.
1 Comment
Una liberal radicale come la Bonino non si fa’ certo condizionare da due mezze misure di politicanti voltagabbana come hanno sempre dimostrato.