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Trittico contemporaneo, la grande danza internazionale all’Opera di Roma

L’attesissimo appuntamento con il balletto moderno prende forma nella capitale con tre nomi di assoluto valore della coreografia mondiale: Patrick De Bana, Juliano Nunes e William Forsythe

di Serena Cirillo

L’attesissimo appuntamento con la danza contemporanea al Teatro dell’Opera di Roma arricchisce la stagione di balletto di tre nomi importanti: i coreografi Patrick De Bana, Juliano Nunes e William Forsythe.

E’ un evento a cui la direttrice artistica Eleonora Abbagnato tiene molto, allo scopo di ampliare il repertorio del Balletto dell’Opera di Roma. In cartellone quindi, accanto ai grandi classici, viene proposto questo trittico contemporaneo che comprende due creazioni per la prima volta rappresentate in Italia: “Windgames” di De Bana, “Playlist” (Track 1,2) di Forsythe, e “Women” nuova creazione di Nunes, in prima mondiale.

Lo spettacolo inizia con “Windgames” di De Bana, sulle musiche del concerto per violino e orchestra op.35 di Tchaikovskij che trae ispirazione dai balletti russi di Diaghilev e Nijinsky e li reinterpreta in chiave moderna.

L’opera vuole essere da un lato un tributo all’epoca più creativa del balletto russo e ai suoi mitici protagonisti, antesignani del balletto moderno, dall’altro una sorta di viaggio alla scoperta di differenti dimensioni, “un mix tra passato e presente che parte da solide basi classiche”, come spiega lo stesso coreografo. “E’ fondamentale per me suscitare emozioni nel pubblico”, continua e aggiunge: “I wish they’ll be able to dream”.

Interpretato da undici uomini e quattro donne, alterna la danza corale maschile a pezzi di sole donne, che poi si intersecano col gruppo di uomini. Suggestivi ed evocativi i passi a due di Rebecca Bianchi e Valerio Marisca, che a tratti diventano passi a tre con l’intervento di Claudio Cocino.

E’ evidente il dramma di una donna divisa tra due uomini, il conflitto interiore che la lacera e il percorso psicologico che compie. Magistrale l’intepretazione dell’étoile Rebecca Bianchi nel ruolo di protagonista, la cui fluidità nei movimenti dalle linee mai interrotte ricorda il fluire dei pensieri e lo “stream of consciousness” tanto caro a Virginia Woolf.

Splendidi i costumi di Agnès Letestu, semplici ma ricercati, che ricordano sontuosi abiti da sera, con sfumature di colori che vanno dal blu al nero per il corpo di ballo e dal rosso al nero per le étoiles e il primo ballerino. La scenografia minimalista si basa tutta sulle luci di James Angot, mentre sullo sfondo viene proiettato un cielo che cambia colore, dall’ azzurro al blu scuro, fino al rosso cupo, come a sottolineare l’ambiente astratto e universale su cui si stagliano solo le emozioni dell’animo umano.

La serata prosegue con “Women” ultima creazione del giovanissimo coreografo brasiliano Juliano Nunes al suo debutto in Italia con un’opera, novità assoluta, che risponde al desiderio della direttrice Abbagnato di un balletto dedicato alle donne. La durata della coreografia è di 24 minuti e vede coinvolte 24 danzatrici che raccontano, senza una trama precisa, storie di donne su quattro brani musicali composti da Ezio Bosso.

Le storie raccontate sono volutamente astratte per lasciare spazio alle interpretazioni personali delle danzatrici e al messaggio recepito dal pubblico, perché, come lo stesso Nunes afferma “solo mettendoci le proprie emozioni il processo creativo si trasforma in realtà”.

Così le donne in scena si raccontano e parlano alle donne del pubblico, narrando le condizioni universali dell’eterno femminino: solitudine e sorellanza, disperazione e speranza, sconforto e determinazione, tristezza ed energia vitale, molteplicità di situazioni che ogni donna è chiamata ad affrontare.

Gli ensemble esprimono tutta la drammaticità della condizione femminile in vari contesti. Estremamente suggestivi i quartetti in cui le donne si sostengono l’una con l’altra in un continuo gioco di ruoli, in cui il movimento evoca lo stato d’animo, il fisico descrive la psiche.

Intensi e commoventi i passi a due che sviscerano il rapporto tra due donne: il confronto/scontro, la richiesta di aiuto, la solidarietà e il supporto, in un perfetto equilibrio di reciprocità che solo le donne riescono a stabilire.

Incredibilmente struggente il duetto finale di Rebecca Bianchi e Alessandra Amato, entrambi étoiles e madri (la Bianchi di ben quattro figli), un ritratto della complicità femminile, tanto agognata quanto necessaria. Nunes sottolinea che in questa coreografia dedicata a sua madre ha inserito molti elementi della danza classica, come le variazioni sulle punte, la tecnica e i passi, perché per lui il legame col classico è imprescindibile.

Lo spettacolo si chiude con Playlist (Track 1,2) di William Forsythe, opera che il coreografo americano ha creato nel 2018 per l’English National Ballet e ripreso in seguito aggiungendo nuovi brani e ulteriori ballerini, solo uomini, che dai dodici della prima versione sono passati a trenta. All’Opera di Roma viene proposta nella versione originale.

Splendido l’equilibrio che Forsythe crea tra balletto classico e performances atletiche; originale la scelta delle musiche: new soul, groove e house, generi nati negli U.S.A. che hanno fatto la storia della musica. I brani, molto coinvolgenti, trasmettono le stesse sensazioni di libertà, modernità e rottura degli schemi che il grande coreografo traduce in movimento grazie all’energia, alla perfezione tecnica e all’abilità interpretativa dei ballerini.

La musica pop con cui sono cresciuto spiega il coreografo era in gran parte afroamericana. Chi non ne è stato condizionato? Amo il funk, il mio modo di ballare è stato plasmato da quella musica, quindi il mio rapporto con la danza classica è filtrato dall’influenza della musica afroamericana. Voglio rendere il balletto più popolare – afferma – voglio che sia una cosa che la gente aspetta con ansia invece di sopportarlo. Pensate a tutti quei poveri mariti e fidanzati che vengono portati al balletto che, quando vedono Playlist, finalmente si dicono: mi è andata bene!”

Come era nelle sue intenzioni quindi, la coreografia di Forsythe conclude il trittico con un divertissement che, sebbene molto impegnativo per i danzatori, offre un momento di distensione e svago al pubblico che esulta con ovazioni da stadio.

8 Comments

  1. Carolina Tuozzi ha detto:

    Bellissimo! Complimenti

  2. Cesario ha detto:

    Delizioso articolo! Peccato aver perso la visione di questo spettacolo! Grazie Serena!

  3. Fabrizio ha detto:

    Il balletto moderno è davvero affascinante

  4. Antonio ha detto:

    Bello,molto avvolgente

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