

di Peppe Papa
Alla fine, la lettera è stata inviata, la presidente della Commissione di vigilanza Rai, la 5S Barbara Floridia è stata di parola. Sul tavolo dei vertici Rai e soprattutto dell’Agcom chiamata a decidere, la missiva con l’invito a bloccare il duello televisivo tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd, Elly Schlein nel salotto di ‘Porta a Porta’ di Bruno Vespa, peserà questa mattina come un macigno.
Un confronto che, a giudizio della parlamentare Cinquestelle, violerebbe la par condicio elettorale, esponendo il servizio pubblico al rischio di dolorose sanzioni. Che è proprio il punto principale su cui il Consiglio dell’Autorità garante è chiamato a esprimersi, con inevitabili conseguenze in un caso, o nell’altro. Tutto lascia pensare che sarà data ragione a Floridia e alla Rai dovranno cambiare programmi.
Non sarebbe d’altronde la prima volta, già nel 2022 il faccia a faccia televisivo anche allora tra Meloni, ma con Enrico Letta e sempre da Vespa, saltò all’ultimo momento per via del presidente della Vigilanza dell’epoca, Alberto Baracchini che inviò una lettera dello stesso tenore all’Autorità che bloccò tutto. Sarebbe un bis che otterrebbe il plauso di tutte le forze politiche, tranne ovviamente delle leader di Fdi e Pd.
Il tentativo combinato di Meloni e Schlein di polarizzare su di loro la campagna elettorale per le europee in funzione delle proprie leadership nei rispettivi fronti non sembra, a questo punto, poter ricevere il battesimo televisivo sulla principale rete pubblica dopo il telegiornale delle 20, l’ora di massima visione, come da programma. Sarebbe un indebito vantaggio procurato a due contendenti a danno degli altri.
Il proporzionale puro con cui si vota per il parlamento Ue, impone la lotta solitaria per ogni singolo partito, dunque ognuno per sé Dio per tutti, e non si possono tollerare favoritismi, in special modo dal servizio radio televisivo statale. Probabilmente sarebbe più giusto un confronto all’americana, con tutti i principali leader intervistati dai giornalisti. Che non è proprio tra i desiderata di Palazzo Chigi e nemmeno del Nazareno. Si vedrà.
Intanto, mentre a Viale Mazzini ci pensano, si è inserito come un falco Enrico Mentana che ha lanciato proprio il confronto tv tra tutti i candidati il 5 e 6 giugno su La7. “D’intesa con i vertici dell’azienda – ha scritto il direttore del Tg sui propri profili social – ufficializzo la proposta di due confronti televisivi tra i leader delle liste in lizza per le elezioni europee dell’8 e 9 giugno”.
“In pratica – ha spiegato Mentana – prenderemo l’ultimo sondaggio Swg divulgabile, quello del 23 maggio, riserveremo la serata del 6 giugno ai rappresentati delle liste maggiori. Questa la proposta, attendiamo risposte”. E la prima è arrivata a stretto giro da Giuseppe Conte lesto, il capo dei pentastellati, a dare la sua adesione lodando la modalità offerta dal confronto “che rispetta la parità tra le forze politiche e non regala a nessuno indebiti vantaggi”.
Vedremo se ci saranno, come pensiamo, altri riscontri positivi all’invito di La7, abile a sfruttare le ‘ingessature’ della “più grande azienda culturale italiana” condizionata da un modello desueto di governance imposto dalla politica. Non resta che d’aspettare la decisione dell’Agcom per sapere se il telefono di Mentana si riscalderà. In tal caso, c’è da giurare, sarà il primo a farlo sapere.