

di Peppe Papa
Il mondo corre, l’elezione di Donald Trump negli Usa ha dato una brusca accelerata al riequilibrio del sistema geopolitico mondiale e le partite aperte tra le grandi potenze sembrano giunte al momento topico del salto d’epoca. L’Europa arranca, anche se sembrano rianimarsi francesi e tedeschi e von der Leyen ha ripreso a parlare, il nostro governo non pervenuto.
Giorgia Meloni gioca a fare la statista, ma non tocca palla, l’opposizione: chi l’ha vista? La politica italiana è avvitata su sé stessa, tra brutte figure internazionali come il caso Almasri, mozioni di sfiducia per Ministri che non approdano a niente e partiti che si guardano l’ombelico in attesa della prossima campagna elettorale. E il nostro sistema paese, a parte le chiacchiere, scivola nell’irrilevanza.
Altro che statista la nostra presidente del Consiglio che va in giro per mezzo mondo, esaltata in un ruolo istituzionale che mai avrebbe pensato potesse realisticamente raggiungere in vita sua, perdendosi in un nazionalismo di piccolo cabotaggio.
Sono aperti tutti i dossier, dall’Ucraina al Medio Oriente, dalla guerra sui dazi al gas e alla sicurezza, la sfida delle migrazioni, senza contare i nuovi paradigmi imposti dallo sviluppo tecnologico e dei mezzi di comunicazione. E noi, semplicemente, non ci siamo. La nostra statista non tocca palla.
Per non dire poi delle opposizioni, divise sul tema delle guerre e per niente attrezzate, soprattutto a sinistra, a trattare questioni serie di politica internazionale, tranne Matteo Renzi e Carlo Calenda, che sul merito dei problemi dicono la loro, e i ragionamenti di Romano Prodi, Paolo Gentiloni e qualche parola di Walter Veltroni, per il resto è silenzio. Nazareno in testa.
Nel frattempo, a Parigi è andata in scena la prima risposta europea agli Stati Uniti sulla questione delle questioni, l’Intelligenza Artificiale. Con Emmanuel Macron in grande spolvero che ha incitato i partner continentali alla coesione, Ursula von der Leyen che ha messo sul tavolo investimenti per duecento miliardi e il Cancelliere tedesco, Olaf Scholz ad alzare la voce: “se gli Stati Uniti non ci lasciano altra scelta, l’Europa reagirà in modo determinato”.
Per l’Italia c’era Adolfo Urso, l’impalpabile ministro delle Imprese e del Made in Italy, Meloni era all’assemblea della Cisl che eleggeva il nuovo segretario, a prendersi gli applausi della platea del sindacato da sempre, storicamente, filogovernativo. Meglio concentrarsi in chiave interna, avrà pensato, visto che anche sulla faccenda dazi avrà poco da dire. Non è il caso di irritare l’amico Donald.
E poi, nella guerra commerciale conta l’Unione Europea, i singoli Paesi possono poco, anche se la premier si vanta di avere un rapporto privilegiato con il tycoon presidente. E da Bruxelles la presidente della Commissione è stata dura: “Sono profondamente dispiaciuta per la decisione degli Stati Uniti di imporre dazi sulle esportazioni europee di acciaio e alluminio. Le tariffe sono tasse: dannose per le imprese, peggio per i consumatori. Le tariffe ingiustificate contro l’Unione non rimarranno senza risposta: scateneranno contromisure ferme e proporzionate”.
Insomma, tira brutta aria, meglio non impicciarsi e stare zitti aspettando che passi, in fondo a casa sua per ora gioca facile e già è tanto, non è il caso di sfidare il destino che è stato finora benigno con lei e i suoi Fratelli.