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Carnevale a San Marzano sul Sarno: l’energia liberatoria che se la ride della morte e la vince

Il 9 marzo, nel comune salernitano, si è rinnovato l’antico rito della morte del Carnevale a chiusura dei festeggiamenti dedicati a questa ricorrenza che precede la Quaresima. E’ come sempre è stata una esperienza coinvolgente

di Chiara Sacco

Il 9 marzo, nel comune di San Marzano sul Sarno (Salerno), si è rinnovato l’annuale evento “Morte del Carnevale”, che segna la chiusura dei festeggiamenti dedicati a questa ricorrenza, organizzato dall’associazione “La voce della tradizione APS“.  Il Carnevale è una festa dalle origini antiche, una manifestazione culturale che affonda le sue radici in riti pagani, successivamente integrati nelle celebrazioni cristiane.

E’ noto infatti che feste, iconografie, simboli di ambito cristiano siano andati a sovrapporsi a riti e ricorrenze pagane, compiendo una trasmigrazione di immagini ma conservandone, seppur sotto mutate vesti, il significato più nucleare, ne sono esempio le feste dionisiache della Grecia antica, oppure i Saturnali dei Romani.

Si credeva che durante questa festa, vissuta come momento di celebrazione, disordine e liberazione, ci fosse un avvicinamento tra il mondo dei morti e dei vivi. Le anime dei defunti facevano ritorno ma non erano più in possesso di un corpo; dunque, era necessario mascherarsi per dare a questi spiriti un corpo provvisorio, carne da infestare, per assicurarsene così la benevolenza.

Il nome deriverebbe infatti dal latino “carnem levare” ovvero “togliere la carne”, ad indicare sia lo spogliarsi dei propri abiti per indossare travestimenti rappresentanti il capovolgimento delle usuali norme sociali, sia come preparazione alla successiva Quaresima, momento liturgico di digiuno, rigore e astinenza.

Il Carnevale sarebbe dunque una preparazione trasgressiva e abbondante alla fase di rinuncia che invece la succede. Inoltre, è un raro caso di festa che si conclude con un lutto, l’unico atto imprescindibile che possa ristabilire l’ordine costituito e a San Marzano sul Sarno, ogni anno, questo momento catartico viene assunto e messo in scena.

All’ingresso della porta, che conduce cittadini e forestieri nella corte in cui tale evento prende vita, si può leggere: “Si è felicemente spento Vincenzo O’Carnuale detto Carnualone. Ne danno la bella notizia la Moglie, Quaresima Secca Secca e piccolina, le figlie tutte rallegrate, le Sorelle e Principesse e Piripilesse, i Fratelli Cornuti e Contenti, le Cugine i Nipoti e tutti i Vicini”.   

Si apre la scena di una vera e propria cerimonia funebre, organizzata da Biagino De Prisco, uno dei rappresentanti impegnati nella trasmissione di questi eventi culturali. Il fantoccio di “Vincenzo”, la personificazione del Carnevale, è disteso, circondato da parenti, amici e vicini che lo piangono e lo deridono, lo commemorano e si prendono gioco di lui, ricordando ciò che ha fatto di buono nella vita ma anche e soprattutto le sue malefatte, elencando i suoi lasciti, per lo più ridicoli, tramite la lettura del suo testamento. 

Le persone assistono e partecipano coralmente alla morte del Carnevale, figura emblematica della quale in fondo ci si vuole liberare; questa incarna tutto ciò che di negativo l’inverno ha portato con sé e, in una visione più propriamente cristiana, liberarsi del Carnevale equivale a permettere alla popolazione del posto di espiare i propri peccati, rigenerarsi in vista della primavera.

È questo un rituale dalla forte portata simbolica, evocativa e ancestrale.    Dopo la lettura del testamento il fantoccio viene sollevato e portato in processione lungo le strade del paese, accompagnato dalla banda musicale e dai cantori e cantrici di Tammorra e al termine di questa, accendendo una pira funeraria, gli si dà fuoco.

Si festeggia la morte e soprattutto si ride di essa, ne si fa parodia. La si esorcizza in maniera comunitaria, non trattenendo il sentimento del lutto in un compianto silenzioso, ma facendo in modo che quest’energia funesta possa essere liberata e condivisa, perché solo in questo, secondo la tradizione, la morte può essere vinta.  

1 Comment

  1. serena cirillo ha detto:

    E’ bello sapere che queste antiche tradizioni resistono

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