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La guerra, il mio amico poeta e i nostri padri: il coraggio di difendere la libertà e la democrazia spiegato ai figli

Riflessioni a margine della manifestazione a Roma in risposta all’appello per l’Europa di Michele Serra. Il vero messaggio del “Manifesto di Ventotene” e l’attualità del pensiero di Altiero Spinelli

Editoriale/di Gaetano Piscopo

Alcuni giorni fa ho ricevuto dall’amico Nevio Spadoni, poeta romagnolo, una poesia “la fòsa de’ Chifar” pubblicata nel suo ultimo libro Parole di sale e di miele, dedicata all’amicizia dei nostri genitori nata in guerra, coltivata negli anni successivi e conservata da noi.

È stata l’occasione per ripercorrere i racconti di mio padre che ho perso giovanissimo. Parole misurate adatte alla mia giovane età. Sette anni di guerra, prigionia e fuga. Tra Trieste e la Jugoslavia, un drappello a presidio di snodi ferroviari. Quando ricevono l’ordine di sparare sulla popolazione, mio padre e il suo amico Dario scappano e vengono ritenuti disertori.

Si rifugiano nelle campagne del ravennate. Mio padre poi, con l’avvento della Repubblica riceve la Croce al Merito di Guerra. Ricordi che oggi sembrano di assoluta attualità e che mi inducono ad una riflessione sulle responsabilità della mia generazione. Quelli della mia età non hanno vissuto l’esperienza di una guerra, ma hanno sentito i racconti di genitori e anziani.

Abbiamo predicato la pace ma coltivato le contraddizioni di un pacifismo di facciata. Intervenuti in missioni dell’ONU o della Nato quando richiesto. Abbiamo supportato le azioni di guerra nei Paesi dell’ex Jugoslavia. Ma oggi non saremmo disposti ad inviare militari in Ucraina per pretendere un cessate il fuoco dai russi.

Una generazione vissuta tra ideali e conquiste sociali, abituata alle protezioni garantite dagli alleati d’oltreoceano. Impegnata più a cogliere le opportunità di un consumismo indotto che a ragionare della necessità di conquistare con gli altri paesi europei una nuova essenza ed autonomia politica ed economica.

Parlando con i miei figli e commentando le differenze marcate in piazza a Roma nella manifestazione in risposta all’appello per l’Europa di Michele Serra, mi sono reso conto della nostra incapacità di trasmettere il vero messaggio del “Manifesto di Ventotene” e di quanto sia attuale il pensiero di Altiero Spinelli.

Oggi ci limitiamo a discutere sulla opportunità o meno di un riarmo in Europa per sopperire ai ricatti e minacce dell’amministrazione Trump, trascurando la necessita di marcare una nostra autonomia nella difesa dei nostri confini. Una difesa che non ci è più concesso di delegare agli alleati americani.

L’emergenza di un rischio di guerra alle nostre porte è tanto elevata, quanto lo è stato il Coronavirus che minava la nostra salute. La divisione tra i paesi europei e quella interna ai singoli stati è esattamente l’obiettivo comune di Putin e di Trump che aspirano ad un Europa sempre più debole.

Sia la Russia, che gli Stati Uniti non accetteranno che l’Europa assuma una propria identità e il ruolo che gli spetta di diritto in una logica “multilaterale”. L’esempio è l’accordo imposto agli ucraini da Trump con il ricatto che ha il sapore di una resa senza condizioni. Purtroppo, il percorso per costruire la vera Unione Federale dei paesi europei è ancora lungo e intriso di ostacoli.

Grazie a populismi e nazionalismi, gli Stati Uniti d’Europa restano ancora un miraggio anche se proprio ora, si avverte la necessità di una Europa capace di difendere il proprio destino. Certo ora più che mai. Ora che Putin prova a riproporre un impero sfaldato dal crollo del muro di Berlino e lo fa aggredendo, per il momento l’Ucraina ai nostri confini.

Adesso che la democrazia americana, a cui ci siamo appellati negli ultimi 80 anni, è in preda ad una follia neocolonialista. Purtroppo, le due guerre ai confini dell’Europa, in Ucraina e Medio Oriente stanno facendo emergere tutte le contraddizioni di una classe politica nostrana inadeguata che si preoccupa più dei sondaggi nazionali per le proprie parti politiche che delle sorti delle prossime generazioni.

Gli Stati Uniti di Europa è una scelta obbligata per la difesa della democrazia e della nostra civiltà e per farlo bisogna anche dimostrare la propria forza in termini economici e militari, marcando la propria autonomia dalle influenze ereditate dagli accordi di Yalta. Qui allora il nesso con i ricordi dei racconti di mio padre. “Non si può sparare su popolazioni inermi e vale la pena avere il coraggio di difendere la libertà e la democrazia con tutti i mezzi”.   

1 Comment

  1. serena cirillo ha detto:

    Ottima sintesi di una disamina precisa e, purtroppo, drammatica. Mi ha colpito anche perchè sono cresciuta con i racconti della guerra di mio nonno e ho individuato nelle parole di Gaetano un comune modo di sentire.

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