

Editoriale di Gaetano Piscopo
Ricevo in queste ore tante chiamate, alcune per chiedermi il sostegno per qualche candidatura, altre più numerose per sapere come orientarsi. Sono rapporti storici e mai ho avuto il dilemma di non saper dare delle risposte.
Sono cinquant’anni che non ho mai disertato un’elezione ed ho sempre avuto un’opzione, anche quando ci si doveva otturare il naso. Questa volta è proprio complicato e in queste ore ancora non ho deciso se e chi votare. Certo, l’astensione sarà protagonista ancora una volta e forse di più.
La mia storia è legata alla tradizione liberale e socialista e non riesco a sostenere la candidatura di Cirielli per la sua appartenenza alla destra più radicale (MSI). Il centro destra ha sprecato la sua occasione di sostituire De Luca, candidando un esponente moderato che potesse approfittare dei malumori dell’elettorato di centro sinistra. Se ciò è vero, però, ho anche grande difficoltà ad accettare la candidatura di Fico per il centro sinistra. Si tratta di coerenza e non solo. È la concezione della politica e della democrazia che dovrebbe far parte del DNA di un democratico. Ma oggi ciò è ritenuto anacronistico.
Provate ad ascoltare i vari interventi dei candidati e vi renderete conto di quale sia il basso livello raggiunto.
Se a destra vige la tracotanza del potere nazionale e, nonostante l’eredità di bilanci che non danno spiragli di manovre, fanno le più svariate promesse di gloria, a sinistra si è ridotti ancora peggio. La pochezza del candidato governatore è del tutto palese. La forma, i contenuti, l’immagine sono sempre “sostanza” e qui ce n’è proprio poca. Un programma “à la carte” mai definito. Contraddizioni e antiche crepe accantonate. Una schiera di possibili consiglieri regionali che vedono nelle debolezze del candidato governatore gli ampi spazi di condizionamento. Non è rassicurante sentirselo raccontare. Non è giusto ambire a questo.
Con questa tornata elettorale si pone fine al decennio di dominio di Vincenzo De Luca, criticabile nei suoi metodi accentratori, non certo nella sua preparazione e capacità amministrativa. I risultati del suo governo regionale sono in gran parte positivi, altri discutibili. Il suo partito ha pensato bene di tentare la strada della discontinuità per offuscare il suo consenso. E pur di farlo, la Schlein si appella ad un’ipotesi di “campo largo”, proprio alleandosi con il suo maggiore competitore, Conte. Anzi gli dà lo scettro del comando in Campania. Eppure, a leggere i maggiori esponenti pentastellati sulla stampa, c’è un coro unanime: “l’alleanza con il PD non è organica ma occasionale”.
Altro che democrazia partecipata. La sinistra che si è sempre vantata di volerla promuovere, questa volta ha definitivamente ceduto al populismo e all’antipolitica. Neanche la parvenza di un coinvolgimento dal basso per la scelta. In Campania solo tre mesi fa, in un sondaggio tra gli elettori storici del centro sinistra, la candidatura di FICO raccoglieva un consenso non superiore al 25%. Ciò nonostante, dalle segreterie nazionali è arrivata l’imposizione di una candidatura senza se e senza ma. Non hanno neanche provato ad indire delle primarie, quelle sono servite solo per eleggere la segretaria del PD con i voti dei pentastellati, smentendo il chiaro risultato dei congressi locali che incoronavano Bonaccini. Due pesi, due misure.
Resto convinto che un’alleanza di centro sinistra senza i pentastellati aveva maggiori opportunità di vincere rispetto a questa alleanza mal digerita. I sondaggi, però, raccontano ancora di un vantaggio a favore di FICO.
In realtà, mettere insieme sensibilità così diverse è l’annuncio dell’immobilismo a discapito dei territori che meritano di essere indirizzati e governati. Quale vittoria potrà essere raccontata con questi presupposti? Ma soprattutto, come si immagina di sconfiggere la Meloni alle prossime politiche? Lei continua a viaggiare con il vento in poppa e sarà così fino a che non si avrà il coraggio di mettere mano ad una vera riforma elettorale in senso proporzionale, tale da identificare e distinguere le diverse sensibilità politiche. Sarà l’unico modo per porre fine ad alleanze innaturali che a destra sono sperimentate dal collante del potere, ma a sinistra generano solo confusione e disimpegno. Al momento ci è dato solo assistere al continuo degrado della politica e all’affermazione del populismo. Null’altro.