

di Gaetano Piscopo
Non salgo sul carro del vincitore. Fico non l’ho votato, ma non ho nemmeno avuto il coraggio di restare a casa. Tranquilli: non ho sostenuto Cirielli, la scelta peggiore che il centrodestra potesse mettere in campo per contrastare la sintesi – o presunta tale – del “campo largo”.
Il mio giudizio su Fico e sul M5S non cambia. Restano un capitolo della nostra storia politica recente, e per fortuna concluso. Ma, purtroppo, non sono gli unici populisti in circolazione: loro hanno solo inoculato un virus che oggi infetta l’intero sistema politico.
In Campania era facile prevedere un crollo dell’affluenza: 11% in meno rispetto alle scorse regionali, che pure si svolsero in piena emergenza Covid. Seicentomila cittadini in più che non si sono presentati alle urne. Qualunquisti? Irresponsabili? No: semplicemente nauseati da uno spettacolo politico indecoroso. Partiti ridotti a NCC (noleggio con conducente). Candidati d’occasione, portatori sani di voti personali, pronti a salire sull’auto più comoda. Idee, coerenza, progetti politici? Non pervenuti. L’unico collante delle coalizioni: battere l’avversario. Troppo poco per governare davvero.
La nuova maggioranza in consiglio regionale non ha forze determinanti. Questo significa una cosa sola: cade la promessa di un governatore condizionabile. Fico potrà portare avanti il proprio programma senza veri contrappesi. E se dovesse seguire i suoi impulsi, sarebbero guai grossi per la regione. Altro che “campo largo“: rischia di diventare un campo minato.
A pagare l’astensione sono state soprattutto le forze moderate e riformiste, quelle che dovrebbero offrire visione, responsabilità e governo. Le stesse che sempre più trattano i cittadini da sudditi.
Veniamo ai numeri. Il centrodestra ha pagato una scelta tardiva e infelice, rimediando una sconfitta peggiore del previsto. Certo, FdI e FI raddoppiano i voti reali rispetto alle scorse regionali: ma è una magrissima consolazione. L’occasione era lì e se la sono giocata malissimo. Il dubbio sorge spontaneo: la Meloni voleva davvero vincere in una regione così complessa? Ha imposto un candidato scomodo e, quando ha capito che la sconfitta era inevitabile, non si è nemmeno presentata alla chiusura della campagna.
Nel “campo largo” si stappano bottiglie per risultati che dovrebbero invece far riflettere. Nel 2020, senza M5S, il centrosinistra con De Luca prese 1.789.000 voti. Oggi, con Fico alla guida e con il M5S dentro la coalizione, il totale scende a 1.286.000. Il Pd perde oltre 30.000 voti ma guadagna seggi; il M5S, pur esprimendo il presidente, perde oltre 50.000 voti e due consiglieri; Italia Viva rinasce con un nuovo simbolo, ma perde un terzo degli elettori; la lista De Luca “a supporto del governatore uscente” resta molto al di sotto delle aspettative.
E allora le deduzioni sono semplici. Il centrosinistra avrebbe potuto vincere anche senza i pentastellati. Anzi, probabilmente avrebbe perso meno elettori. L’emorragia è stata interna: molti non hanno digerito la sintesi al ribasso, percepita come un compromesso innaturale.
Ma il vero punto è un altro: come si può governare una regione complessa senza un leader forte, una visione condivisa e un progetto di sviluppo che tenga insieme sensibilità spesso in contrasto? Il M5S, peraltro, ribadisce che l’alleanza col Pd è “di scopo”, non organica. Tradotto: nessuna alternativa credibile alle destre potrà nascere da qui.
Vincere non basta. Senza una visione comune si genera solo ingovernabilità. Si possono trovare anche dei fessi disposti a tirare il carro, ma gli elettori non lo sono: percepiscono il vuoto e tolgono il consenso. Guai a mettere gli orticelli personali prima del bene comune. Così, semplicemente, non funziona.