

di Peppe Papa
Uno spettacolo da commedia dell’arte quello della politica italiana di questi tempi che non smette di sorprendere per i toni grotteschi, sempre più deprimenti, offerti quotidianamente dai suoi protagonisti. In particolare, nelle ultime ore, si è imposta all’attenzione mediatica la querelle, a colpi di dichiarazioni, tra Elly Schlein e la premier Giorgia Meloni, a proposito della partecipazione della segretaria Pd alla festa dei Fratelli di Atreju.
Un invito accettato da Schlein, ma a condizione che l’occasione si trasformasse in un faccia a faccia con la presidente del Consiglio, praticamente una provocazione, o “una furbata” secondo alcuni, per togliersi dall’imbarazzo di non dire di no. Invece, Meloni, che certo è più scaltra e politica-politicante fin da bambina, ha rilanciato e all’incontro ha invitato anche Giuseppe Conte che ad Atreju già ci era stato senza fare troppe storie.
Un confronto a tre, tanto per dimostrare che non teme nessuno e anche l’occasione per sottolineare il carattere per niente unitario del fantomatico “campo largo”, dove ancora devono decidere chi è il capo, il suo sfidante alle prossime politiche. Sarebbe stato un colpo perfetto, portarli lì sul palco di Atreju e magari farli litigare, ma sapeva che sarebbe stato difficile riuscisse.
Infatti, dal Nazareno, giusto per restare in commedia, non si sono fatti fregare e a loro volta hanno calato l’asso. “Sì, si può fare” ha detto Schlein in serata a Piazzapulita su La7, “se vuole un incontro di coalizione inviti anche Salvini”. Tie’. Nel frattempo, Conte non si era fatto pregare, figurarsi, e si era detto disponibilissimo a partecipare, solo che, peccato per lui, non se ne farà niente, finirà in comica come nella migliore tradizione. Fino alla prossima messinscena.