

Foto di Amedeo Benestante
di Chiara Sacco
Al museo Madre di Napoli una mostra che indaga l’idea della luce e il suo potenziale in quanto strumento che illumina, crea, rivela e talvolta ferisce. Fino al 31 dicembre 2025 la retrospettiva “In controluce” dell’artista umbro classe 1941, Pietro Lista esplora questo linguaggio.
La mostra non si limita a ripercorrere una carriera ma piuttosto proporre un modo di stare nel mondo. Lista osserva la luce come si osserva un fenomeno naturale, senza pretenderne il controllo. È questo sguardo a generare un dialogo continuo con l’architettura del Madre, che accoglie le opere come se fossero estensioni dei suoi stessi volumi.
Il museo accoglie il visitatore in un ambiente sospeso in cui la luce non è semplice elemento illuminante, ma diventa una presenza posta ad orientare lo sguardo. Sin dai primi passi nelle sale il pubblico comprende di trovarsi di fronte a un’esperienza più che a un’esposizione tradizionale.
Lista è una figura discreta, ma non marginale nella storia dell’arte italiana del secondo Novecento e costruisce un percorso che rifiuta l’immediatezza interpretativa. Le sue opere non chiedono di essere comprese a colpo d’occhio, né decodificate tramite formule critiche: pretendono tempo, attenzione, disponibilità.
“In controluce” si inserisce nel più ampio progetto del Madre dedicato alla costruzione di un archivio dell’arte contemporanea del Sud Italia, un luogo di dialogo tra esperienze diverse e base per future azioni di valorizzazione. Il percorso espositivo, frutto di due anni di ricerca condotti in stretta collaborazione con l’artista e il suo archivio, è articolato in cinque sezioni tematiche, distribuite in sette sale del secondo piano del museo.
Le sezioni attraversano oltre cinquant’anni di lavoro, dalla seconda metà degli anni Sessanta fino alle opere più recenti, spesso inedite. Una produzione vasta e sperimentale che spazia dalla pittura al disegno, dalla scultura alla performance. Si parte dai lavori e dalle azioni legati alla “luce”, compagna e motore dell’immaginario di Lista, per proseguire tra i temi che ricorrono nella sua ricerca. Una sezione “in controluce” raccoglie inoltre i progetti di arte pubblica, documentati attraverso fotografie d’archivio e video.
Tra i nuclei tematici più affascinanti del lavoro di Pietro Lista c’è quello delle “Nuvole” come metafora mobile del pensiero e della percezione, sfuggono alla fissità dell’immagine e obbligano l’occhio a un’attenzione costante. Nelle sue opere diventano simbolo dell’instabilità creativa, dell’impossibilità di racchiudere il mondo in uno schema definitivo.
Altro tema è “Il Nero di Marte”che Lista utilizza per indagare il limite della visibilità, lavorando su superfici che sembrano assorbire lo sguardo. “Il Nero di Marte” diventa così uno spazio mentale, una regione silenziosa in cui l’immagine si costruisce per sottrazione, emergendo solo grazie alla minima variazione luminosa. In mostra questi lavori rivelano la precisione quasi rituale del gesto di Lista e la sua capacità di trasformare un pigmento opaco e severo.
Pur nella complessità, la mostra non si prende troppo sul serio e diviene così accessibile anche a chi non frequenta abitualmente l’arte contemporanea. È forse questa la sua volontà: avvicinare senza semplificare, offrire un incontro che non pretende di spiegare.
1 Comment
Molto interessante