

di Vittorio Keller
In Iran si muore. Si muore nelle piazze, negli ospedali, nei corridoi dove si dovrebbe essere curati e invece si viene finiti a colpi di mitra. I pasdaran sparano. I bassiji inseguono, picchiano, uccidono. I morti aumentano. Le immagini circolano. Sono inequivocabili.
E mentre tutto questo accade, in Italia c’è un silenzio che fa rumore. È il silenzio della segretaria del Partito democratico. Elly Schlein tace. Giorni. Settimane. Nessuna parola. Nessun tweet. Nessun comunicato. Nessuna indignazione. Nessuna presa di posizione. Anche minima. Anche tiepida. Anche burocratica. Niente di niente.
Non una convocazione di piazza, magari della Cgil, per carità. Non un gesto eroico. Solo un cenno. Un atto di solidarietà. Un “siamo con voi”. Nulla. A parlare è solo Giuseppe Provenzano, e si capisce, chi se non lui che è il responsabile esteri, non potrebbe non farlo, se non altro per pudore. Ma la segreteria? Silenzio assoluto. Imbarazzante, colpevole.
Eppure, Schlein ha trovato il tempo per indignarsi contro Meloni. Ha trovato le parole per Maduro. Ha trovato la voce per tutto ciò che non costa nulla. Ma per l’Iran no. Per le donne uccise no. Per i ragazzi ammazzati no. Forse è distrazione, o solo superficialità.
Oppure no. Forse è calcolo. Forse paura. Forse l’ansia di non disturbare il “campo largo”. Perché Israele sostiene i rivoltosi. E allora meglio tacere. Non sia mai che qualcuno, tra i Pro-Pal d’importazione, si offenda. Così la sinistra che si dice universale diventa selettiva. I diritti umani a geometria variabile. Le dittature da condannare solo se non creano problemi identitari. Chiamarle dittature, certe dittature, sembra ancora troppo. E intanto a Teheran si muore. Ma al Nazareno, evidentemente, si preferisce girarsi dall’altra parte e aspettare che passi.