

di Peppe Papa
Ma quale Presidente della Repubblica. Lei sta benissimo dov’è, a Palazzo Chigi, e lì intende restare il più a lungo possibile. Giorgia Meloni ha le idee chiarissime. Ed è l’ultima vera democristiana ancora in circolazione.
Il suo interesse principale non è una poltrona futura, ma il potere presente. Quello che si gestisce galleggiando, seguendo la corrente, scegliendo di volta in volta il modo migliore per arrivare a riva, qualunque cosa essa rappresenti, senza affogare.
Del resto, è giovane, per il Quirinale c’è tempo. La tradizionale conferenza stampa di fine anno, con lei diventata di inizio anno, è stata un’interpretazione da manuale della vecchia ars politica dei tempi della Balena bianca. Un’esibizione resa più agevole da un vantaggio decisivo: l’assenza di un’opposizione davvero agguerrita, come accadeva nella Prima Repubblica.
Meloni detta i tempi, sceglie i temi, impone la narrazione. Nessun contraddittorio. Nessuna replica ammessa. Va tutto bene, ha spiegato. E tocca crederle. I problemi evocati saranno risolti. La maggioranza è solida. L’economia cresce. La disoccupazione scende. L’Italia, nel mondo, è tornata a farsi rispettare.
Trump “è un amico”. Macron pure, con cui condivide l’idea che con Putin “bisogna ricominciare a parlare”. Amici anche Merz,Starmer, Ursula von der Leyen. Stima reciproca, assicura. Il Paese è in buone mani. E se non fosse per i magistrati che si mettono di traverso, andrebbe persino meglio. Con loro i conti si chiuderanno col referendum di fine marzo.
Poi sarà la volta della legge elettorale, da far passare anche a maggioranza se le cose dovessero andare per le lunghe. Le elezioni intende vincerle. Ed è certa di riuscirci. Nessuno provi fermarla. La Dc non esiste più. Il partito-madre è finito. Ma al suo posto c’è lei. Giorgia. La sorella della nazione.