

di Peppe Papa
Ancora una volta la politica estera smaschera il grande equivoco del centrosinistra italiano. Basta pronunciare parole come Iran, diritti umani, repressione, e il famoso “campo largo” si trasforma in un pantano. Non servono crisi di governo: bastano le ‘astensioni’ di Giuseppe Conte e dei suoi. Puntuali, calcolate, politicamente tossiche.
Davanti a un regime che impicca, tortura e massacra il proprio popolo, il Movimento 5 Stelle riesce nell’ennesimo capolavoro di ambiguità morale: non vota contro, ma neppure a favore. Si astiene. Perché nella grammatica contiana l’indignazione è sempre subordinata a una clausola di salvaguardia elettorale. Il sostegno ai manifestanti iraniani va bene, purché non sia troppo netto, troppo chiaro, troppo occidentale.
Elly Schlein prova a tenere insieme l’intenibile. Il Pd vota, corregge, ingloba perfino i punti dei 5 Stelle, come se bastasse un compromesso lessicale a nascondere una frattura politica profonda. Ma il partito non regge. I riformisti si sfilano, Lia Quartapelle denuncia l’assurdità di un sostegno “condizionato” a chi rischia la forca, e il Pd si scopre ancora una volta diviso tra responsabilità di governo e paura di rompere con Conte.
Il quale, da parte sua, non arretra di un millimetro. Rilancia, polemizza, rovescia la colpa sugli altri. Il copione è sempre lo stesso, suggeritogli dal suo oracolo Travaglio: evocare scenari militari improbabili, brandire il pacifismo come uno scudo retorico, evitare accuratamente di dire cosa fare davvero davanti a una teocrazia assassina. Nessuna proposta concreta, nessuna strategia diplomatica credibile. Solo slogan buoni per i social e per l’elettorato più qualunquista e populista.
Il problema, però, non è il singolo voto. È la somma. È la serialità delle astensioni. È l’idea che su ogni dossier internazionale il centrosinistra debba prima chiedere il permesso a Conte. Tanti distinguo non fanno pluralismo: fanno ingovernabilità. E raccontano agli elettori una verità brutale: questo schieramento, così com’è, non reggerebbe un mese a Palazzo Chigi.