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Picierno, il pluralismo e la mutazione del Pd

Tra anti-establishment, diffidenza verso il riarmo e rincorsa ai Cinque Stelle, il Pd di Schlein archivia definitivamente la stagione del Lingotto. E i riformisti restano senza casa

di Vittorio Keller

Al Nazareno è mancato poco che sparassero i botti. Di figure come Pina Picierno, evidentemente, molti non ne possono più, alla faccia del pluralismo che Elly Schlein continua a rivendicare come cifra identitaria del Pd. La segretaria si è detta «dispiaciuta» per quanto accaduto, salvo ribadire immediatamente di non avere alcuna intenzione di «rinunciare al mandato preciso ricevuto per una linea chiara e progressista».

Insomma, cari riformisti, fatevene una ragione. Il Partito Democratico non è più quello immaginato al Lingotto. È diventato qualcos’altro: una riedizione in versione Millennial della vecchia sinistra radicale, con una dose aggiuntiva di populismo necessaria per contendere voti ai sedicenti progressisti guidati dal camaleontico avvocato pentastellato, Giuseppe Conte.

Dunque, mozione contro le spese militari. Una bella e ormai inevitabile patrimoniale, poi reddito minimo universale, più soldi ai giovani, no al nucleare, tasse sugli extraprofitti. In quanto all’ Europa, non è chiaro a cosa serva. E l’Ucraina? Beh, qui il messaggio si fa sempre meno sfumato: la guerra dura troppo e «la nostra gente» comincia a non poterne più.

E sempre nel nome della propria «gente», i leader dell’opposizione hanno disertato sia le celebrazioni per gli ottant’anni della Repubblica sia l’assemblea dei «padroni» di Confindustria. Una scelta, assicurano, dettata dalla volontà di marcare la distanza dall’establishment. Loro sono altro. E tutti se ne accorgeranno, naturalmente, appena entreranno a Palazzo.

Nel frattempo, sul versante centrista del Pd cresce l’inquietudine. Un’inquietudine resa ancora più paralizzante dall’avvicinarsi delle elezioni e dall’incertezza sulle candidature. A levarsi è stata soltanto la voce, flebile, di Lorenzo Guerini, commentando il caso Picierno: «Spero che la sua uscita sia valutata con attenzione e con rispetto. Il pluralismo nel Pd è una delle fondamenta del partito; se si impoverisce, ne risente tutto il Pd». Il dubbio che l’appello resti inascoltato è, naturalmente, soltanto retorico.

1 Comment

  1. Armando Gerardi ha detto:

    Un partito mai nato… Perché concepito artificialmente… Troppi figuri badano alla sistemazione personale in parlamento… Ber restare alla beata opposizione.

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