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“Geltrude, Lucia e le altre”: le voci femminili del Manzoni a teatro

Andato in scena alla Sala Assoli di Napoli, nell’ambito del Campania teatro festival, lo spettacolo tratto dal romanzo di Eleonora Mazzoni con la regia di Simonetta Stolder

di Chiara Sacco

Le ‘donne’ di Alessandro Manzoni a teatro, alla Sala Assoli di Napoli, nell’ambito del Campania Teatro festival, mercoledì scorso con lo spettacolo Gertrude, Lucia e le altre”, regia di Simonetta Solder, tratto dal testo edito EinaudiIl cuore è un guazzabuglio” di Eleonora Mazzoni. L’ opera è un intreccio di voci femminili che hanno attraversato lo scritto e soprattutto la vita di Manzoni, fino ad influenzarne la stessa produzione. Un racconto messo in scena dalla Mazzoni ed inframezzato dalla voce recitante fuori campo di Lino Guanciale.

Spazio scenico essenziale, quasi spoglio, arredato da due soli oggetti, gli unici ad essere illuminati: una sedia sulla sinistra ed un leggio sulla destra. Pian piano l’eco del teatro si popola di voci fuoricampo, femminili, che si mischiano e confondono con il brusio del pubblico che sta ancora prendendo posto. È il coro delle “altre”, che pronuncia alcuni nomi, come quello di Lucia.

A questi richiami e stimoli la mente risponde evocando ricordi legati alle giornate scolastiche, in cui per la prima volta si fa la conoscenza de “I Promessi Sposi”, ma come il gioco della memoria inizia si apre la scena, la Mazzoni entra, si siede e parte con il racconto. Intervallerà durante tutto lo spettacolo due momenti: quello che prende luogo con la sedia, più personale, intimo, quasi da confessione, ed il secondo, in piedi davanti al leggio, recitando a chiara voce i passi estrapolati direttamente dal Classico, passando per documenti e lettere. 

Le protagoniste delle figure emblematiche, stratificate, come Enrichetta Blondel, moglie dell’autore. Una donna che oltre al ruolo coniugale ha rivestito anche quello di sua prima e attenta lettrice, non solo al corrente degli sviluppi e delle implicazioni del testo ma anche capace di influenzarne la stesura.

Gertrude, la monaca di Monza, memorabile, complessa. Un esempio di donna malmonacata, ovvero costretta ad entrare nell’ordine eclesiastico dalla famiglia, senza alcuna vocazione personale, poiché esclusa dal matrimonio. E’ per questi motivi una figura tormentata, tragica, non in quanto vittima immobile, ma come nucleo reattivo ad una società fatta di costrizioni, negazioni e violenza.

La madre, Giulia Beccaria, una donna moderna, capace di andare contro il volere del padre pur di farsi corrispondere la piccola rendita che le spettava, una donna con una sua consapevolezza, volontà e aspirazione. E ancora, Lucia, quella che forse più di tutte sembra rientrare nel canone manzoniano di “donna giusta”. Docile e remissiva ma che qui si rivela essere una forza silenziosa, un agente di cambiamento perpetuo. Come ci dice la stessa regista, Simonetta Solder: “Lucia non è un personaggio che subisce ma è anzi vero motore attivo all’interno della storia” ed è dunque anche attraverso lei che l’intreccio prende corpo.

Un racconto dinamico ed emozionante che si conclude con un passo struggente: la madre di Cecilia che deve separarsi dalla figlia, morta in tempo di peste. Per tutto il tempo, le luci che colpivano la lettrice creavano dietro di lei un movimento di pulviscoli, che ondeggiavano con i suoi spostamenti, come delle leggere presenze che accompagnavano il racconto. Ora nella sala il tempo si ferma, tutti sono immobili, la lettrice si siede, accende una candela, le ultime parole vengono pronunciate ed il buio cala, inglobando tutto e tutti. Non si distingue più tra racconto e vita, realtà e finzione, attore e spettatori, tutto scompare. 

Quello creato da Simonetta Solder è uno spettacolo che parla di dolore e rivincita, di crudeltà e speranza e di come Enrichetta, Gertrude, Giulia, Lucia, la madre di Cecilia ed il Manzoni, tessendo il racconto con la vita vera, siano capaci di trasmetterci la forza di un’opera che, come si augura la regista, possa parlare a tutti.

1 Comment

  1. Serena Cirillo ha detto:

    Ottima recensione e descrizione perfetta. Brava Chiara, promuoviamo il teatro!

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