
di Serena Cirillo
Ci sono serate in cui l’applauso non è il fine, ma il mezzo. Il 29 settembre, nella corte del palazzo storico che ospita la Fondazione Banco di Napoli, in via Tribunali, si è tenuta la prima edizione de “Il valore del cuore“, gran gala del welfare culturale promosso dall’associazione di volontariato Noi con Voi. L’associazione, presieduta da Rossella Esposito, assiste le pazienti con tumore al seno e i bambini oncologici, porta spettacoli negli ospedali e organizza screening gratuiti a bordo di camper itineranti nei quartieri della città.
L’accoglienza ha avuto il sapore di un gesto concreto. L’aperitivo di benvenuto è stato curato da Monelli ai fornelli, onlus che impiega i giovani detenuti del Penitenziario di Nisida, e dalla gelateria Punto Freddo, che per l’occasione ha creato il gusto “Noi con Voi“. La serata è poi cominciata in modo informale, con una scena comica delle attrici della compagnia Gli Scombinati di Scafati. La conduttrice Marianna Ferri ha dato il benvenuto a un pubblico numerosissimo e ha presentato i direttori artistici Luca Carannante e Rosaria Crispino, danzatori del Teatro San Carlo che per l’occasione hanno vestito i panni dei registi. Si sono dichiarati entusiasti di aver contribuito a un evento di tale portata. Il loro desiderio, hanno spiegato, è portare la danza fuori dai teatri per regalare un sorriso a chi non può uscire dalle strutture ospedaliere dove vive momenti difficili, perché credono nel potere curativo dell’arte.
Il ritmo della serata è stato scandito dall’alternanza tra premiazioni ed esibizioni. Il primo riconoscimento è andato alla Fondazione Banco di Napoli, ritirato dal direttore generale Ciro Castaldo, che ha illustrato la missione dell’ente come realtà filantropica al servizio della comunità, con un’attenzione particolare alla prevenzione oncologica. Sono saliti poi sul palco Lucia Teti e Adriano Todisco, con “The Prayer“. Lo spazio della danza è stato aperto da Pietro Faticati, che ha eseguito “Morph“, coreografia contemporanea di Davide Di Micco, la stessa con cui l’anno scorso ha vinto il Premio Parthenope.
Il premio successivo è andato a Domenico Salzano, che ha messo a disposizione il camper delle giornate di prevenzione, dove i medici volontari effettuano screening gratuiti. Maria Rosaria Pignalosa ha interpretato “Io ci credo“. Un altro riconoscimento è stato consegnato alla Fondazione Carisal, la fondazione della Cassa di Risparmio di Salerno: il presidente Domenico Credendino ha ricordato il sostegno costante a progetti che valorizzano arte e cultura. Dopo la prova eccellente del tenore Francesco Carolis in “Mattinata” di Leoncavallo, è stato premiato il Maestro Carlo Morelli, che ha arricchito il gala con i ragazzi della sua Accademia Nap, dalla quale provengono tutti i cantanti della serata. Nell’accademia canto, recitazione e spettacolo si studiano gratuitamente e l’unico requisito è il talento: è pensata per i giovani capaci ma privi di mezzi, molti dei quali stanno già avendo successo.
La danza è tornata protagonista con un brano di repertorio classico: l’Adagio dalla “Carmen“, interpretato da Francesca Brandi e Salvatore Esposito, preparati dal Maestro Luigi Ferrone. Ex primo ballerino del San Carlo e oggi direttore della compagnia Crown Ballet, Ferrone è stato premiato a sua volta per la generosità con cui si presta alle iniziative benefiche. Per il tocco di leggerezza è intervenuto l’artista poliedrico Alessandro D’Auria, che con “Guarda Stella” ha ricevuto il riconoscimento per il suo impegno nel sociale.
Il finale è stato affidato alla coreografia “Shoah” di Christian La Sala, anch’egli premiato, eseguita dai ragazzi di Duende Centro Danza diretto da Simona Cutolo. Il brano, narrativo e pluripremiato, ha raccontato il dramma della deportazione con una potenza espressiva tale da lasciare il pubblico commosso e senza fiato. Prima dei saluti, Rossella Esposito ha consegnato un riconoscimento ai direttori artistici, che non si sono risparmiati per la riuscita della serata, e ha invitato tutti alla prossima edizione, ricordando le attività dell’associazione.
Alla fine il successo è stato strepitoso, ma il numero dei presenti non è la misura più significativa. Chi affronta un percorso di malattia sa che, nei momenti di maggiore fragilità, la vicinanza di persone empatiche può fare la differenza. Quella sera nessuno ha guarito nessuno, eppure qualcosa è cambiato: a Napoli l’arte ha smesso di essere spettacolo ed è diventata presenza, e il cuore ha dimostrato di avere un valore che nessun teatro può contenere.