
di Peppe Papa
Si sente aria di elezioni e, dunque, bisogna darsi una mossa. Nel centrosinistra si infiamma la battaglia tra Elly Schlein e Giuseppe Conte che, negli ultimi giorni, sembrano essersi decisi a calare le carte e prendere qualche decisione. Dunque, chi è il leader della coalizione? Primarie, par di capire. La politica estera e l’Ucraina? Si vedrà: un compromesso, confidano, alla fine si trova. Renzi sì, Renzi no? Su questo, ancora, sembrano lontani.
Entrambi, in realtà, Renzi non lo vorrebbero tra i piedi, ma sanno che prima o poi bisognerà farci i conti. La segretaria Pd, suo malgrado, è costretta ad ammettere che tenere dentro il leader di Italia Viva le garantirebbe quella copertura al centro che rischia di essere insidiata dalle truppe di Massimo D’Alema e Goffredo Bettini, guidate dall’assessore capitolino Alessandro Onorato, quinta colonna contiana nella partita dell’alleanza.
L’ex premier Cinquestelle, ovviamente, fa il tifo per Onorato e ne approfitta per scaricare sulla sua avversaria la responsabilità politica di voler tenere in squadra l’ex premier. «Schlein si sta assumendo una grande responsabilità politica – ha detto a Foggia, nel corso della presentazione del suo libro – ritenendo che Renzi possa essere un valore aggiunto, dunque sarà il Pd il garante di questa presenza». Insomma, se qualcosa va storto, il conto si saprà a chi presentarlo.
Nel frattempo, il senatore fiorentino ed ex premier ha aperto la sua Leopolda e ai due ha mandato a dire che lui non è esattamente il tipo da farsi mettere in mezzo. Troppo scaltro per loro, un professionista della politica che non ha alcuna intenzione di farsi trattare come un ospite da sistemare in fondo alla tavola, possibilmente lontano dai coltelli.
Quale occasione migliore, allora, per rispondere dal palco della kermesse del partito, facendolo alla sua maniera? «Clint Eastwood – ha ironizzato – diceva: ‘Se vuoi una garanzia, comprati un tostapane’. La politica non si fa sulla base di rapporti personali, ma su quello delle idee. Dico a Conte e a tutti gli altri: se volete stare sulle discussioni di merito, noi ci siamo».
Che significa, traducendo dal renziano all’italiano: basta con la storia delle garanzie, dei veti, delle rassicurazioni e dei certificati di buona condotta. Se volete discutere di politica, discutiamo di politica. Se invece il problema è che Renzi deve prima dimostrare di essere innocuo, accomodatevi pure: il tostapane compratevelo da soli. In soldoni, tanto per essere chiari: «Non ho bisogno di dare garanzie, ho bisogno di portare voti in una scommessa che abbia chiari i paletti per tutti. E quindi che nessuno possa permettersi di uscire da questi paletti».
Conte, Schlein e compagnia possono continuare a disputarsi chi debba mettere il timbro sul certificato di compatibilità politica di Renzi. Il quale, intanto è lì, con il pallottoliere dei voti in mano, a ricordare a tutti una cosa piuttosto semplice: le coalizioni non si costruiscono soltanto con i veti e con le simpatie personali. Dice qualcosa, Vincenzo De Luca, invitato d’onore alla tre giorni della Leopolda?